Precario, padre di 10 figli chiede aiuto a Bergoglio

Professore senza contratto invoca l’intervento del santo Padre per mantenere la famiglia: «Tanti ci sono vicini e siamo felici, ma ho bisogno di un lavoro sicuro»
PESCARA. «Solo Papa Francesco può aiutare me e la mia famiglia numerosa». Una vita da docente precario, diversi incarichi temporanei per supplenze più o meno brevi, una graduatoria che non scorre mai e il posto a tempo indeterminato che non c’è ancora. A casa ci sono una moglie e ben dieci bambini che hanno esigenze alle quali un papà e una mamma devono far fronte per farli crescere al meglio e con serenità.
Questa è la storia di Giacinto Carrozza, di Pescara, laureato in Lettere moderne, che a 44 anni non è ancora riuscito a trovare un lavoro stabile. Per tirare avanti, il professore super papà si dedica alle ripetizioni e siccome con lo studio e gli alunni ci sa proprio fare, di lezioni ne dà tante e a fine mese riesce a portare a casa un gruzzoletto per provvedere alle spese della sua bella e grande famiglia. Ma non basta.
Giacinto ha bisogno di un lavoro a tempo indeterminato. Per questo lancia un appello a Papa Francesco, affinché l’amato Santo Padre rivolga la sua attenzione a questa numerosa famiglia di Pescara, che è molto religiosa, con una fede cristiana incrollabile. Originari di Arezzo, il prof Giacinto e la moglie Francesca, di 41 anni, entrambi impegnati nel camminodi fede neocatecumenale, si sono conosciuti che avevano appena venti anni. Da circa due decenni sono sposati. Poco più di dieci anni fa, si sono trasferiti dalla Toscana in Abruzzo, a Pescara, dove lui aveva trovato un posto come supplente in alcune scuole. Lei, per un paio d’anni, ha lavorato come estetista, fino a quando hanno smesso di rinnovarle il contratto.
La vita della giovane coppia ruota intorno all'accudimento dei 10 figli. La maggiore è Claudia di 15 anni, che frequenta l’istituto tecnico, poi c’è Marcello, di 13, Alessandro, 12, Giacomo, 10, Stefano, 9, Luisa, 8, Fabio, di 7 anni. Cinque anni fa, sono arrivate le più piccole, sono tre gemelline: Stefania, Simona e Jessica, nate a Roma, al policlinico Gemelli. «Quando ci siamo sposati, io e Francesca, sognavamo una famiglia numerosa e l’abbiamo avuta» racconta Giacinto Carrozza. «Ci riteniamo fortunati, perché i nostri figli sono bravi e non pretendono cose assurde. Noi cerchiamo di dare loro tutto ciò che è possibile, ma le spese sono tante e io ho bisogno di avere un lavoro con un contratto a tempo indeterminato. In questo periodo, non sto nemmeno facendo le supplenze a scuola. Solo ripetizioni, che sono un aiuto certo. Ma non sufficiente». Giacinto non si nasconde. «Come famiglia numerosa, fortunatamente, tante cose non le paghiamo. Parlo di ticket sanitari, tariffe per servizi vari. Abbiamo anche validi aiuti da diverse persone di buon cuore, a cominciare dai nostri genitori che si sono trasferiti a Pescara e che sono una grande risorsa nella gestione dei bambini. Chiaro che per me il lavoro è fondamentale, unico modo per poter sopperire a tutte le esigenze della mia famiglia. Ho passato la vita a fare il precario, tra supplenze e graduatorie infinite, ma il posto di ruolo per me non è ancora arrivato». I 12 Carrozza abitano a Pescara dalle parti di via Tirino, in una casa nemmeno troppo grande, circa 85-90 metri quadrati, ma si sono organizzati e dentro ci stanno bene e in armonia tutti insieme. Giacinto è convinto che solo Sua Santità possa aiutarlo: «Papa Francesco è buono, generoso e socievole, un vero punto di riferimento per il mondo intero. Noi lo amiamo tanto, come lui non c’è nessuno. Ci piacerebbe incontrarlo, per noi tutti sarebbe un’emozione straordinaria andare in Vaticano e stargli vicino per un po’. Mi rivolgo al Santo Padre affinché aiuti la mia famiglia».
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