«Premier non eletto dal popolo? Slogan della politica»

14 Dicembre 2016

Professore, è rimasto sorpreso dalla diffusione virale che ha avuto il suo post? «Sì e no, perché la pagina prima di quel post aveva già 38mila follower, che sono tanti per una persona che non...

Professore, è rimasto sorpreso dalla diffusione virale che ha avuto il suo post?

«Sì e no, perché la pagina prima di quel post aveva già 38mila follower, che sono tanti per una persona che non diffonde contenuti sportivi o di altro genere. Sapevo che l’avrebbero letto in tante persone, ma non mi aspettavo questo tipo di riuscita».

Che cosa l’ha spinta a pubblicare l’avviso? Ci sono stati molti studenti che hanno scritto riguardo a “Presidenti non eletti”?

«In realtà sono affermazioni che hanno pubblicato tutti. È vero che il messaggio fa riferimento agli studenti, ma si tratta di un espediente retorico per favorirne la diffusione. I miei studenti hanno utilizzato quella frase, così come la stanno utilizzando in tutta Italia, né più né meno. Sono sicuro che i ragazzi dal primo anno di Giurisprudenza in poi sappiano benissimo come funzionano le cose. Questa idea, questo slogan del governo non eletto, è passato grazie alla politica e quindi lo stanno usando un po’ tutti. Avevo già fatto in passato un messaggio simile che era diventato virale. Ho usato lo stesso sistema, sostanzialmente».

Secondo lei quanto ha influito a livello politico per il referendum la frase “Abbiamo un altro governo non eletto”?

«Credo che abbia influito molto, perché il referendum è stato interpretato come una consultazione dal valore politico, che doveva servire per mandare a casa Renzi. Io credo che la stragrande maggioranza dei voti per il No non sia stata contro la riforma, ma contro Renzi. Siccome l’opposizione ha fatto passare il messaggio che il governo non era legittimo, molte persone si sono ancor più adirate e incattivite nei suoi confronti. Dal punto di vista strettamente giuridico, è ovvio che sia il Presidente della Repubblica a nominare il Presidente del Consiglio, poi quest’ultimo si presenta alle Camere per chiedere la fiducia insieme all’esecutivo. Ma dal punto di vista politico, che è una cosa diversa, la frase “è un governo non eletto”, tutto sommato ha un suo senso. Bisogna vedere da che punto di vista la andiamo ad analizzare, se da quello tecnico o nel senso di "critica politica».

In molti parlano di un “popolo del web” che si sfoga su Facebook, che non è in grado di distinguere le notizie vere dalle bufale, ciò che è propaganda da ciò che non lo è. Lei che cosa pensa dell’utilizzo dei social network?

«Credo che non debbano essere demonizzati, perché rappresentano un grande strumento di democrazia e di condivisione della cultura. Sta a noi che abbiamo delle competenze in settori specifici “diffondere gli anticorpi”, trovando la formula giusta, perché se mi metto a scrivere un trattato di diritto su Facebook, non lo leggerà nessuno. Quindi bisogna provare a dare a quei contenuti, come faccio anche sul blog da due anni ormai, una forma accattivante in grado di attirare il grande pubblico. Abbiamo una responsabilità per l’utilizzo di questi mezzi, dobbiamo cercare di diffondere la cultura, l’educazione civica, e tentare di spiegare ai ragazzi cosa si può pubblicare e cosa no».

Sotto i commenti al suo post, in tanti hanno ribadito che si è trattato di un messaggio politico, che il referendum ha significato per i cittadini dire No a Renzi.

«Secondo me non è tanto il referendum, quanto il fatto che negli ultimi 10 anni è in atto una personalizzazione molto forte della politica in Italia. Quando andiamo a votare ci ritroviamo spesso il nome del candidato premier - altra parola sbagliata ma che si usa - sul simbolo. Chi ha votato Bersani ha optato per il Pd. Quando queste persone hanno visto al governo prima Letta, poi Renzi, ora Gentiloni, si sono sentite tradite. Questo discorso ha un senso dal punto di vista politico, perché politicamente è strano che si succedano tre governi con un Presidente del Consiglio che non ha mai chiesto il voto agli Italiani, ma dal punto di vista tecnico-giuridico è tutto perfettamente lecito e costituzionalmente legittimo».

Chiara Di Giovannantonio

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