Premio Croce: istituto Alessandrini protagonista

MONTESILVANO. Istituto Alessandrini protagonista al Premio Benedetto Croce. Venerdì scorso si è svolto, nella sala convegni della Bper di Lanciano, l'incontro delle giurie popolari di tutta la...
MONTESILVANO. Istituto Alessandrini protagonista al Premio Benedetto Croce. Venerdì scorso si è svolto, nella sala convegni della Bper di Lanciano, l'incontro delle giurie popolari di tutta la regione per concorrere, insieme alla giuria degli esperti presieduta dalla scrittrice Dacia Maraini, alla selezione del libro che risulterà vincitore nella 14^ edizione del Premio Croce. All’istituto Alessandrini era stata assegnata una terna di libri della sezione saggistica, nella quale gli alunni del gruppo di lettura della 4^ B Turismo hanno individuato come miglior libro quello della scrittrice e giornalista Maria Pace Ottieri "Il Vesuvio universale" edito da Einaudi. I vari gruppi di lettura hanno rappresentato all'assemblea di oltre 500 partecipanti (tra delegazioni studentesche e associazioni culturali) il giudizio formulato in vari mesi di confronto e di lettura dei testi. Per la scuola montesilvanese è stata l'alunna Federica Colantuono a esporre il giudizio sul libro.
«Con lo stile giornalistico brillante e coinvolgente e la passione dell'inchiesta sociale e antropologica accompagnata da ricostruzioni storiche e di storia naturale, Maria Pace Ottieri ci offre un quadro d'insieme della conurbazione vesuviana, cioè di quella congerie di paesi grandi come città, dai confini indistinti e dalle problematiche socioeconomiche affini, dominata dal gigante addormentato, il Vesuvio, che da milioni di anni fa sentire periodicamente la sua voce e sconvolge la vita delle popolazioni. "Il Vesuvio universale" ci piace anche perchè, pur vivendo sulla sponda opposta a quella tirrenica, sentiamo il Vesuvio come parte di noi, della nostra storia, cultura e civiltà. Il Vesuvio infatti rappresenta uno dei focus dell'immaginario collettivo dell'uomo occidentale: lo incontriamo nelle "Lettere a Tacito" di Plinio il Giovane, lo incontriamo nella stupefatta meraviglia di Winkelmann alla vista del Bello emergente dagli scavi di Pompei, lo incontriamo nel "Viaggio in Italia" di Goethe, ne "La ginestra" di Leopardi, alla fine del "Viaggio al centro della terra" di Verne, ne "La pelle" di Malaparte. Alle pendici del Vesuvio è nato un mondo con la sua inconfondibile identità, che lo stesso Vesuvio ha plasmato nel tempo, tanto da poter dire - parafrasando Erodoto - che "la terra del Golfo è figlia del Vesuvio". Settecentomila persone vivono intorno al cono, su una terra di eccezionale fertilità alimentata dalle ceneri vulcaniche. Ma a questa stupefacente vitalità e straripante bellezza, fa quasi da contrappasso la sensazione che presto o tardi le viscere del vulcano possano tornare a espellere il materiale distruttivo che tante volte nel passato ha annientato splendide civiltà. Dal 1944 il Vesuvio è quiescente, ma lascia intravedere, nelle innocue e suggestive manifestazioni di vulcanismo secondari, le potenzialità distruttive che covano nelle sue profondità».

