Prende in giro disabile sui social: ventenne denunciato a Spoltore

Il ragazzo girava video in diretta, mettendo in ridicolo un uomo di 60 anni, per raccogliere consensi La sorella della vittima ha fatto scattare le indagini, il giovane è finito nei guai per cyberbullismo
SPOLTORE. Prendeva in giro sui social un 60enne disabile. Addirittura girava dei video in diretta anche più volte al giorno, ridicolarizzandolo. Faceva tutto questo perché pensava così di essere simpatico e, quindi, di ottenere maggiori consensi, essendo la sua più grande aspirazione quella di diventare un influencer. La storia è andata avanti per diverso tempo. A mettere fine, è stata la sorella della vittima, dopo essere venuta a conoscenza delle vessazioni a cui era sottoposto il fratello, affetto da problemi di deficit mentale. La donna si è subito rivolta ai carabinieri della stazione di Spoltore, facendo scattare le indagini.
A finire nei guai, un 20enne, segnalato alla procura della Repubblica di Pescara per «gravi episodi di cyberbullismo». Stando a quanto ricostruito nel corso delle indagini, condotte insieme ai militari dell’Arma della compagnia di Pescara, coordinati dal tenente Giovanni Rolando, il giovane più volte avrebbe schernito il sessantenne su Instagram. Su “stories” in particolare, girava dei video in diretta, attraverso i quali mostrava la situazione dell’uomo, facendo il gradasso senza avere alcuno scrupolo. Il suo unico obiettivo era quello di ottenere più follower possibili.
A tal proposito, i carabinieri ricordano ancora una volta che è fondamentale denunciare, così come ha fatto la sorella dell'uomo preso di mira, e invitano chiunque subisca o venga a conoscenza di fatti analoghi a segnalarli tempestivamente alle autorità competenti. Le vittime sono persone più fragili, che non possono in nessun modo difendersi, e gli adolescenti. Nell'ultimo anno sono stati emessi dalla questura, per la prima volta nel Pescarese, anche degli ammonimenti. Uno degli ultimi nei confronti di tre ragazzini di 15-16 anni. Per mesi hanno reso un incubo la vita di una loro coetanea. Carpivano sui suoi profili social le fotografie o ne scattavano altre a sua insaputa, e poi creavano degli stickers altamente offensivi e denigratori che facevano girare su whatsapp, su una chat di gruppo. Tutto questo perché ritenevano la vittima responsabile di una situazione che si era creata fra la comitiva di amici.
Oltre agli stickers, sempre in chat esprimevano giudizi a dir poco negativi su di lei, con l’obiettivo di isolarla e di minarne serenità e autostima. Tutto questo è andato avanti per settimane sino a quando il papà della ragazza, venuto a sapere di quanto stava accadendo alla figlia, si è rivolto alle forze dell’ordine. (cr.pe.)

