Presentato il libro “El Alamein”

La vita e le battaglie del paracadutista della Folgore Santo Pelliccia
PESCARA. Santo Pelliccia era un paracadutista della Folgore (uno dei “Ragazzi della Folgore”) testimone della battaglia di El Alamein, combattuta nell’ottobre 1942 tra le unità italiane e le forze inglesi. Quella battaglia è ora il tema centrale di un avvincente libro di memorie che Pelliccia ha affidato alla cura dello storico Francesco Fagnani. Il libro, edito dalle Edizioni Menabò, è stato presentato venerdì a Roma in Campidoglio nella Sala della Protomoteca nel corso del convegno “La Folgore ad El Alamein” organizzato dall’associazione De Historia. All’evento sono intervenuti, oltre a Fagnani, vicepresidente dell’associazione De Historia, attivo ricercatore e divulgatore storico che tra l’altro ha curato per Menabò la parte relativa ai cammini di Celestino V e alla transumanza nell’Abruzzo medievale, nel volume “Cucina e tradizioni in terra d’Abruzzo”, la presidente dell’associazione De Historia Nicoletta Proietti, il Comandante della Folgore Generale Beniamino Vergori a simboleggiare la continuità del sentimento di affetto della Brigata verso Santo Pelliccia, e il Generale Rodolfo Sganga, attuale comandante dell’Accademia di Modena, che ha curato la prefazione del volume El Alamein.
Nella prosecuzione dei lavori, Gaetano Basti, editore della casa editrice abruzzese Menabò, ha illustrato la collana storica “Oltre le Guerre” e Fagnani, ed autore, introdurrà il tema della tipologia degli scontri a Deir El Munassib con importanti contributi storici e multimediali.
Durante l’evento sono stati letti tre brani del libro a cura del narratore Giacomo Del Fante. La voce narrante è stata accompagnata da supporti multimediali, in modo da riportare idealmente i presenti al lontano ottobre del 1942, fra le sabbie di El Alamein in cui la Divisione Folgore si battè con sacrificio. Vale la pena citare dalla prefazione del generale Rodolfo Sganga: «Molto si è scritto su El Alamein, ma ancora mi emoziono quando leggo della memoria dei nostri nonni, i ragazzi della Folgore, sconfitti in guerra ma pienamente consapevoli di aver combattuto ben oltre le proprie capacità con onore e coraggio e di aver dovuto accettare la sconfitta perché mancò tutto, ma mai l’ardimento».
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