Preso il “legale” delle truffe Il giudice lo scarcera subito

Finto avvocato chiede 3500 euro a una pensionata, la vicina lo fa arrestare
PESCARA. «Buongiorno signora, sono l’avvocato Molinari. Sua figlia ha causato un incidente stradale, ora si trova in stato di fermo nella caserma dei carabinieri, e per il suo rilascio bisogna pagare 3.500 euro. Arriverà un mio assistente, a casa sua, a ritirare il denaro». Sentendo queste parole una vedova di 75 anni che vive in via De Amicis è stata percorsa da un brivido e si è subito data da fare per racimolare i soldi e consegnarli allo sconosciuto che si è presentato a casa.
In quegli istanti, per fortuna, passava di lì una vicina di casa che ha subodorato immediatamente la truffa, ha segnalato al 112 la presenza dell’impostore e poi lo ha seguito, borbottando fino all’arrivo in strada, dove c’era una pattuglia dei carabinieri che nel frattempo aveva già rintracciato l’auto dei truffatori. L’autore del tentato raggiro è stato subito bloccato e poi arrestato: è un 36enne già noto alle forze dell’ordine, Alessio Passariello, di Napoli, accusato di tentata truffa pluriaggravata. Dopo la convalida, l’uomo è tornato libero con il solo obbligo di dimora a Napoli in vista del processo, che si terrà ad aprile.
Il suo complice, P.R., 62 anni, che lui napoletano, è stato denunciato a piede libero dopo essere stato fermato in via De Amicis a bordo di una Peugeot 5800 nera: stava aspettando Passariello e il veicolo (noleggiato a Napoli) ha subito attirato l’attenzione dei carabinieri perché già segnalato a Mantova dopo furti e truffe.
Mercoledì mattina, quando è avvenuto l’arresto, i carabinieri hanno ricevuto altre cinque segnalazioni, su tentativi di raggiro in via Chiarini, via Genova e via Catania e anche nei giorni scorsi sono partiti allarmi dello stesso genere, anche da Francavilla e Montesilvano, per cui l’attenzione degli uomini del Nucleo investigativo, agli ordini del maggiore Massimiliano Di Pietro, è altissima. «È il fenomeno del momento», dice Di Pietro chiedendo ai cittadini la massima collaborazione perché è fondamentale rivolgersi immediatamente al 112 nel momento in cui si riceve la telefonata di qualche spregiudicato che, fingendosi avvocato o maresciallo dell’Arma, chiede soldi per il rilascio di figli o nipoti e annuncia l’arrivo di una seconda persona per la riscossione.
Le vittime, persone anziane facilmente raggirabili, non si fanno troppe domande e spesso si attivano immediatamente per racimolare i soldi richiesti, pur di togliere dai guai i familiari. Nel giro di pochissimo il gioco è fatto: gli anziani rinunciano a tutto ciò che hanno, tra contanti e oggetti preziosi, e i truffatori puntano immediatamente un altro obiettivo, dapprima agganciando telefonicamente il malcapitato di turno e poi effettuando la visita a casa. Una tecnica collaudata e senza sbavature, anche grazie ai modi educati e alla parlantina fluente di chi agisce.
In via De Amicis il denaro della 75enne era già pronto per la consegna (circa 2500 euro dei 3500 richiesti) e al napoletano sarebbe bastato appena qualche minuto per andarsene con il bottino ma la scaltrezza della vicina di casa della vittima ha permesso di bloccare Passariello, che potrebbe aver bussato anche ad altre porte dello stesso edificio. Sono decine i casi segnalati in provincia di Pescara, e lo stesso in altre province, tant’è che i carabinieri del Nucleo investigativo sono in collegamento con i colleghi di diverse località per incrociare informazioni su circostanze e persone sospette. Le radici del fenomeno, tanto odioso quanto pericoloso, sono in Campania: è da lì che partono batterie di truffatori, «un vero e proprio esercito» che si distribuisce su tutto il territorio italiano, fa notare Di Pietro.
Per contrastare questi impostori è determinante che i cittadini tengano gli occhi aperti, segnalino subito al 112 le telefonate ricevute da presunti carabinieri, avvocati o rappresentanti di altri enti che pretendono denaro. «Le istituzioni non si muovono così», fa notare il colonnello Gaetano La Rocca, per cui «non bisogna far entrare sconosciuti in casa né consegnare denaro e gioielli, anzi va evitato qualsiasi contatto con queste persone che minano l’autostima delle vittime e la fiducia nelle forze dell’ordine».
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