«Pressioni politiche continue Ora deve vigilare Cantone»

18 Novembre 2016

Il presidente della bicamerale sui Rifiuti, Alessandro Bratti, presto in Abruzzo «L’appalto per la bonifica del sito fa gola a molti. L’Anac tenga alta la guardia»

di Vincenzo Mulè

ROMA

«L. e pressioni, soprattutto politiche, affinché la gestione commissariale ed emergenziale proseguisse sono state continue». Ad una settimana dalla sua prossima visita in Abruzzo, Il Centro ha incontrato Alessandro Bratti (Pd), presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sul Ciclo dei rifiuti. Che lo scorso luglio ha licenziato la relazione finale sullo stato della bonifica del sito di Bussi sul Tirino. Settanta pagine che raccontano la storia della più grande discarica d’Europa. Quella che, secondo un documento pubblicato nel 2014 dall'Istituto Superiore di sanità, fino al 2007, ha contaminato l'acqua distribuita a 700mila persone.

Presidente, sono trascorsi quattro mesi dall’approvazione della relazione. Cosa è successo nel frattempo?

«Diverse cose. Innanzitutto, la Procura di Pescara è riuscita a far riaprire il processo. E non è poco. Poi, altro elemento non trascurabile, è cessato il regime di commissariamento. Una decisione presa ben prima della morte del commissario Adriano Goio. La gestione è ora nelle mani del ministero dell’Ambiente, che ha nominato un dirigente (Laura D’Aprile) per il bando di gara finalizzato all’avvio della bonifica. Da quanto ne so, sono stati rilevati problemi proprio sul vecchio bando, quello bandito dal Commissario straordinario, sui quali si sta intervenendo. Evidentemente, qualche difettuccio c’era».

Difettuccio? Di che tipo?

«Non saprei. Posso solo ripetere la denuncia contenuta nella relazione finale della commissione: un giudizio complessivamente negativo della gestione commissariale, ma non solo. Intorno alla vicenda della discarica di Bussi, c’è stato molto caos. A un certo punto, abbiamo registrato posizioni diametralmente opposte tra il Commissario straordinario e il ministero dell’Ambiente: due organi dello stesso Stato in conflitto tra loro. A questo si è aggiunto ulteriore caos per le divergenze tra Comuni e Regione».

Caos dovuto a cosa?

«A un certo punto tutti facevano le stesse cose. A volte in maniera incomprensibile. Ho avuto, in qualche caso, la sensazione che questo caos fosse stato creato ad arte».

Cosa intende?

«Io spero che dietro a questa situazione non covino interessi che vadano oltre la riqualificazione del sito. L’appalto per la realizzazione della bonifica fa gola. Specie in una regione come l’Abruzzo. Io sono dell’opinione che la gara vada gestita con cautela, perché si tratta di una faccenda delicata sulla quale auspicherei che l’Anac (l’Autorità nazionale anti corruzione, ndr) tenga acceso più di un riflettore».

Ha avuto segnali che andavano in questa direzione?

«Segnali diretti no, mai. Ripeto, il caos che caratterizzava la gestione mi ha insospettito. Noi della commissione più volte abbiamo denunciato il fallimento delle gestioni commissariali. Presentando casi concreti, dati, cifre. Eppure le pressioni, soprattutto politiche, affinché la gestione commissariale ed emergenziale proseguisse sono state continue. Se c’è una cosa di cui sono certo, è che ora che le conflittualità sono terminate con il ritorno alla gestione ordinaria, forse si potrà cominciare a cercare davvero una soluzione».

Riassumendo: il disastro di Bussi non è stato certo scoperto ieri, eppure, a sentirla, sembrerebbe che non sia stato fatto ancora nulla. Giusto?

«È stato fatto pochino. È stata coperta la discarica Tre Monti. La società Solvay ha effettuato qualche intervento, ma è tropo poco rispetto al tempo trascorso. Siamo ancora in una fase preliminare di studio. C’è poi un aspetto non irrilevante, che avvicina la situazione di Bussi a quella della Valle del Salto, nel Lazio. Luoghi dove, dal secondo dopoguerra in poi, sono stati versati veleni senza controlli e dove pubblico e privato si sono succeduti nelle attività, faticando a trovare un accordo per ripartirsi le responsabilità e, soprattutto, le spese della bonifica».

E la cittadinanza, corre ancora rischi per la salute?

«L’area non è stata ancora messa in sicurezza, meno che mai bonificata. Gli interventi blandi che finora si sono succeduti non so quanto possano limitare l’esposizione da parte delle popolazioni interessate».

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