Preti sulla riviera di Pescara contro la prostituzione

L’associazione di Don Benzi scende in strada nella notte per incontrare le ragazze: «Vogliamo salvarle e offrire loro una nuova vita»
MONTESILVANO. Sacerdoti e operatori sociali in strada contro la prostituzione. Accade a Montesilvano, e principalmente sulla riviera, dove almeno una volta a settimana a dichiarare lotta allo sfruttamento e alla tratta delle schiave del sesso sono due unità di strada della comunità Papa Giovanni XXIII, l’associazione a tutela degli ultimi fondata nel 1968 da Don Oreste Benzi. Dopo la proposta dei box del sesso lanciata dall’ex sindaco Attilio Di Mattia e dopo gli accordi presi dall’ex assessore Vittorio Iovine con l’associazione On the road per l’apertura di uno sportello in città, mai realizzato, la giunta Maragno punta sulla comunità di Don Benzi per contrastare il diffuso fenomeno.
L’attività ha mosso, infatti, i primi passi nel mese di settembre, dopo un incontro tra il sindaco Francesco Maragno, il responsabile territoriale Marche Abruzzo Umbria dell’associazione Stefano Paoloni, e i referenti del servizio anti-tratta in Abruzzo Luca Fortunato e Cristiano Verziere. Ed è proprio quest’ultimo che, all’indomani di un servizio effettuato nella notte tra venerdì e sabato in città, aiuta a comprendere meglio come agisce l’associazione e quali i dati del fenomeno a Montesilvano. «Da un paio di mesi usciamo almeno una volta a settimana con due unità di strada composte da circa 4/5 persone ciascuna», spiega Verziere. «Ogni gruppo ha al suo interno almeno un componente dell’associazione e un sacerdote, ci sono poi assistenti sociali, psicologi e molto spesso qualche ragazza che siamo riusciti a togliere dalla strada e che può aiutarci a fornire una testimonianza diretta alle giovani che avviciniamo».
L’obiettivo della comunità di don Benzi non è, infatti, quello di fare prevenzione, ad esempio distribuendo profilattici alle prostitute, ma quello di far comprendere alle vittime che esiste una possibile via di fuga e che c’è gente disposta ad accompagnarle in questo percorso di rinascita. «La prerogativa della nostra comunità è quella di far sentire le ragazze amate, di dire loro che c’è qualcuno che gli vuole bene per quello che sono, indipendentemente da quello che fanno. Così scendiamo in strada, ci avviciniamo a loro rompendo il ghiaccio con una bevanda calda e poi offriamo accoglienza nelle nostre strutture locali, come la casa famiglia di Collecorvino o la Capanna di Betlemme a Chieti, o in residenze più lontane dal momento che possiamo contare su una rete nazionale di strutture nelle quali viviamo 24 ore su 24. Il nostro, infatti, non è un lavoro ma una vera e propria scelta di vita al fianco non solo delle prostitute ma degli ultimi in generale».
Una volta salvate dalla strada le donne vengono poi assistite a seconda delle singole necessità, che vanno dall’apprendimento della lingua all’inserimento nel mondo del lavoro. Ma i servizi svolti finora sono solo il primo passo compiuto a Montesilvano dall’associazione di Don Benzi che in altre città, come Pesaro o Rimini, è riuscita a debellare il fenomeno.
«Certo, spesso le ragazze vanno via da un territorio per poi arrivare in un altro, dove la prostituzione trova terreno fertile come a Montesilvano», chiarisce Verziere, «ma attraverso una sinergia con l’amministrazione comunale, che si è detta disponibile ma con la quale non abbiamo ancora stipulato un accordo, possiamo ottenere dei risultati importanti». Presenza di operatori e sacerdoti in strada, maggiori controlli delle forze dell’ordine, ordinanze che vadano a punire i clienti: questa la ricetta dettata dalla comunità Papa Giovanni XXIII che, prima di iniziare ad operare in città, ha cercato di comprendere le dimensioni del fenomeno. «Le presenze in strada sono circa una trentina, perlopiù donne romene e nigeriane alle quali si aggiungono anche transessuali», conclude Verziere, «senza considerare tutta la prostituzione d’appartamento, molto più complessa da individuare e combattere».
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