Prg, incarico all’università Architetti contro Comune

Spoltore, il presidente dell’Ordine Angelo D’Alonzo: «Attività professionale mascherata dalla consulenza, l’ente avrebbe dovuto fare un avviso pubblico»
SPOLTORE. «Il Comune di Spoltore ha affidato all’Università d’Annunzio una vera e propria attività professionale mascherata da consulenza, invece di fare un avviso pubblico per selezionare il progettista a cui affidare la redazione del nuovo piano regolatore. E per eludere gli incarichi oltre i 40mila euro, l’affidamento a due dipartimenti si ferma a 39mila euro ognuno».
Questa l’accusa del presidente dell’Ordine degli Architetti di Pescara Angelo D’Alonzo, dopo che l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luciano Di Lorito ha deciso di dare un incarico diretto per la redazione del nuovo Piano regolatore generale all’Università Gabriele d’Annunzio. L’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Pescara accusa senza termini l’amministrazione spoltorese di aver affidato lavori a discapito dei professionisti. «La normativa vigente impedisce alle università di svolgere attività professionali in sostituzione di quelle proprie dei liberi professionisti», commenta il presidente. «In questo caso, invece di fare una selezione pubblica per individuare il progettista più idoneo, l’incarico è stato affidato direttamente alla d’Annunzio, che dovrebbe invece occuparsi esclusivamente di ricerca e didattica. Così però fa attività professionale, sottraendo possibilità di lavoro ai professionisti». Un caso analogo ha riguardato, recentemente, l’affidamento da parte del Comune di Pescara dei lavori di ampliamento del Conservatorio cittadino, sempre all’università d’Annunzio e sempre sotto presunta consulenza. Scelte che non sono piaciute agli oltre millecinquecento iscritti all’ordine pescarese.
«Nel caso di Spoltore, l’amministrazione comunale ha coinvolto due dipartimenti, quello di Scienze giuridiche e sociali e quello di Architettura, ai quali vanno 39mila euro ciascuno, appena mille euro sotto la soglia concessa per incarico diretto», prosegue l’architetto D’Alonzo. «Per il primo dipartimento è prevista un’attività di consulenza tecnico-giuridico-amministrativa. Stessa cifra per il dipartimento di architettura che avrà il compito di tradurre gli indirizzi politici nelle indicazioni di piano. Inoltre nelle delibere di affidamento si fa riferimento ad un urbanista di chiara fama sostituito dal dirigente del settore urbanistica del Comune di Spoltore. Altri incarichi diretti sono stati affidati a due giovani professionisti, per la sola elaborazione grafica delle tavole del Prg. Appare pertanto chiaro come tutti gli incarichi affidati in maniera disgiunta facciano parte della medesima attività professionale e che il metodo seguito serve unicamente a evitare la procedura ad evidenza pubblica e affidare gli incarichi in maniera fiduciaria».
D’Alonzo però ricorda che l’autorità nazionale anti-corruzione, con il pronunciamento 49/2015 e in altre occasioni, ha ribadito l’illegittimità del frazionamento degli incarichi professionali riferiti alla medesima attività tecnica. Inoltre la sentenza del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011 ha sancito che le università non possono ricevere incarichi per affidamento diretto che riguardino prestazioni professionali relative a lavori pubblici. L’ordine professionale lamenta dunque la «miopia» con la quale pubbliche amministrazioni ed enti «guardano il proprio territorio e affrontano i temi della pianificazione, dello sviluppo e della riqualificazione urbana, senza avvalersi delle figure professionali deputate a gestire tali processi o senza porsi minimamente il problema di selezionare le migliori idee che tali figure possano esprimere».
«All’assenza di una visione organica e condivisa del futuro, si affianca l’incapacità di individuare adeguate modalità di azione, spesso rincorrendo linee di finanziamento con progetti sviluppati al solo scopo di intercettarle o ricorrendo in modo sistematico, e a volte artefatto, ad affidamenti fiduciari che poco garantiscono la qualità degli interventi. «Questi casi», conclude D’Alonzo «al di là della legittimità amministrativa tutta da verificare, costituiscono occasioni perse per il nostro territorio e uno dei motivi della progressiva riduzione di qualità architettonica e paesaggistica alla quale stiamo assistendo. La priorità assoluta deve essere la ricerca della qualità dei progetti, in termini di capacità di rispondere agli specifici bisogni che li hanno promossi, ma anche in termini di riconoscibilità e capacità di identificarsi in essi. Non esistono scorciatoie possibili perché in gioco c’è il futuro delle nostre città e dei nostri territori». (a.s.)

