Prima nascita in acqua: parto dolce all’ospedale

21 Febbraio 2016

Nella nuova area di Ostetricia i bimbi vengono alla luce tra musica e aromaterapia La mamma racconta: esperienza meravigliosa che dona relax e attenua il dolore

PESCARA. Dopo 9 mesi nel grembo materno, cullata dal liquido amniotico, è nata accarezzata dolcemente dall’acqua la piccola Virginia Latorre, prima bimba venuta al mondo in una delle nuovissime sale parto, due dotate di vasca per il parto in acqua, dell’ospedale civile.

Figlia di Valentina Palumbo, 31 anni, che di mestiere fa l’ostetrica proprio allo Spirito Santo, e di Alessio Latorre, titolare del ristorante Civico 53 di Francavilla, la piccola Virginia, 3.220 chili, in perfetta salute, è nata il 12 febbraio, alle 16,15, in una delle stanze allestite nel reparto di ostetricia e ginecologia per consentire alle donne di poter scegliere il parto dolce in acqua, che esercita un effetto rilassante sul corpo della partoriente e aiuta a distrarre la mente dal dolore: può inoltre diminuire la prima fase del travaglio e ridurre il rischio di lacerazioni perché aiuta la distensione dei tessuti.

E’ nata così Virginia, dentro una vasca, simile a una mini piscina, piena d’acqua, installata nella sala travaglio dove la sua mamma era stata ricoverata per darla alla luce. Con la sua nascita, nell’ospedale di Pescara è stata scritta una pagina di buona sanità, una storia bella che racconta di un servizio sanitario pubblico che funziona. «Ho sempre pensato che il mio parto dovesse essere dolce, naturale, non immaginavo un’esperienza straziante, dove il dolore ti lacera e non ti fa vivere la bellezza di quel momento, unico nella vita di una donna», spiega la neo mamma Valentina, «Ma non avevo pensavo di preciso nemmeno a partorire in acqua, non essendoci da noi la struttura per poterlo fare. Quando invece hanno realizzato le nuove sale nel punto nascita inaugurato a dicembre, ho sperato di poter far nascere mia figlia in acqua».

Quando la Asl ha espletato tutte le procedure per i collaudi, le vasche, entrambe in camere singole dove le donne possono vivere nella massima privacy le fasi del travaglio, sono state messe in funzione proprio pochi giorni prima che Virginia si decidesse a lasciare l’utero materno. Essendoci tutte le condizioni prescritte dai protocolli, in primis gravidanza e travaglio fisiologici, a basso rischio, Valentina ha optato per la vasca. «Già prima di andare in ospedale, dopo aver rotto il sacco, mi ero messa nella vasca del bagno di casa, ascoltando la musica classica che avevo fatto sentire alla bimba durante la gravidanza», racconta l’ostetrica, «Arrivata in ospedale nella tarda mattinata, sono subito entrata in acqua, anche lì musica e aromaterapia, con olio essenziale di salvia che favorisce relax e contrazioni. In acqua è tutto più dolce, il dolore si attenua, è molto più sopportabile». E’ stata aiutata dalle sue amiche e colleghe ostetriche Manuela Di Donato, tutor per il parto in acqua, e Alessandra Savini, con la supervisione di Gian Nicola Cunese, responsabile della sala parto, tutta l’équipe sotto la direzione del primario Maurizio Rosati. Il primo contatto pelle a pelle con la piccola Virginia, Valentina l’ha avuto sempre in vasca, dove appena nata la bimba ha fatto prima una brevissima nuotata come un pesciolino e poi è stata presa dolcemente dalla sua mamma che l’ha appoggiata sul suo seno, portandola fuori dall’acqua. «È un’esperienza che ti consente di avere del parto un ricordo meraviglioso. Io partorirei di nuovo anche subito, perché ho un ricordo bello e sono convinta che mia figlia abbia risentito positivamente della nascita dolce. Sento di poter trasmettere alle altre donne la stessa positività che hanno trasmesso a me le ostetriche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA