Primavera: «A giugno completeremo i primi 10 chilometri»

8 Maggio 2019

Parla il costruttore che sta realizzando l’opera: ci sono criticità come l’abusivismo, il vandalismo, l’erosione, le ex stazioni Rfi  

FOSSACESIA. Apriranno ai primi di giugno i primi dieci chilometri della Via Verde della Costa dei trabocchi. L’attesa per bikers, turisti, amanti della corsa e delle passeggiate durerà ancora un mesetto. Poi la pista ciclopedonale che affaccia su un tratto di litorale unico potrà essere solcata, a bici e a piedi. L’Ati di imprese che sta realizzando l’opera, e che fa capo alla Cogepri dell’ingegnere Paolo Primavera, ha dovuto affrontare non pochi imprevisti che hanno ritardato la tabella di marcia. Ma si prevede che per l’autunno l’infrastruttura venga ultimata.
TRATTI PRONTI. Saranno quattro i tratti, lunghi da 2 a 5 chilometri, che fra un mesetto saranno aperti e fruibili lungo i quasi 43 chilometri del tracciato: tra Ortona e San Vito Chietino, tra Rocca San Giovanni e Fossacesia, tra Fossacesia e Torino di Sangro e infine a Vasto, dall’ex stazione a Casarsa. Durante l’estate, man mano che saranno pronti, apriranno altri tratti. La ditta stenderà uno strato di asfalto bituminoso (binder) e un tappetino; la finitura finale sarà in resina di colore verde. Il tratto che attraversa la riserva di Punta Aderci rimarrà in terra battuta.
APPELLO AGLI INCIVILI. Già ora l’entusiasmo per la Via Verde è grande: appena un tratto è battuto e sistemato con terra e ghiaia, subito viene preso d’assalto da ciclisti e camminatori della domenica. E non solo. «Spesso lunedì troviamo recinzioni a terra, rifiuti abbandonati, cordolatura danneggiata», lamenta Primavera, «perché nel cantiere entrano anche con le auto. Va bene l’entusiasmo, ma bisogna rimanere civili. E' comunque un cantiere, tutto questo crea problemi a livello di sicurezza».
CRITICITÀ. I lavori, partiti nei primi mesi del 2018, hanno spesso trovato intoppi che ne hanno rallentato i ritmi. «Nella zona di Vasto, soprattutto, c’era un problema di abusivismo», spiega Primavera, «lungo l’ex tracciato ferroviario abbandonato da 15 anni sono stati occupati spazi non dovuti: i privati ne hanno fatto punti di accesso al mare o ad attività ricettive, i traboccanti l’hanno usato come parcheggio per i clienti. E’ stato necessario ripristinare tutte le situazioni a norma di legge e anche i servizi». Frane e smottamenti, come quella all’Acquabella di Ortona, sono state altre criticità. Anche le gallerie, non ispezionabili in fase di progetto, hanno riservato “sorprese”, come l’amianto delle canaline per i cavi elettrici che è stato bonificato. L'erosione della costa era invece un problema noto. «In quattro punti sapevamo che le scogliere erano finite a mare», continua il costruttore, «e sono state ricostruite. Ora serve l’impegno della Regione a finanziare le opere necessarie a garantire la manutenzione costante, negli anni, delle scogliere».
EX STAZIONI. La Via Verde sarà completata con l’illuminazione di gallerie ed ex stazioni e prefabbricati per i servizi igienici. Tutti gli altri servizi – ristorazione, punti informativi, negozi di bici, aree culturali- arriveranno solo quando sarà sciolto il nodo delle ex stazioni, di proprietà di Rfi e date in comodato d’uso ai Comuni (il contratto scade nel 2020). «Aprire la pista ciclopedonale senza servizi alla mobilità ciclistica è come aprire un’autostrada senza stazioni di servizio», afferma Primavera, «la progettazione doveva camminare in parallelo ai lavori della Via Verde, invece continua l'immobilismo. E ora c'è anche un problema di incolumità, perché le ex stazioni sono fatiscenti. Alla questione va data priorità assoluta».