Prime punizioni dalla scuola

12 Febbraio 2022

Il preside Di Michele: provvedimenti disciplinari per la gravità dei fatti

PESCARA. Ricostruire la dinamica, ma soprattutto ascoltare i ragazzi e farli riflettere sul «modo corretto di stare insieme, di guardare se stessi e gli altri».
Carlo Di Michele, preside dell'istituto tecnico Tito Acerbo, dove giovedì un ragazzo di 15 anni ha accoltellato un coetaneo, non ha dubbi: «Non ci sono né buoni né cattivi in questa vicenda. Non bisogna trovare un colpevole, ma capire cosa è successo». E ieri, il giorno dopo la lite con il drammatico epilogo, a scuola non si è parlato d'altro. «Abbiamo voluto che gli insegnanti parlassero di ciò che è avvenuto con i ragazzi, sia nelle classi coinvolte direttamente che nelle altre, piuttosto che il dialogo fosse mediato dai social o avvenisse sotto traccia», spiega Di Michele. «Non bisogna voltarsi dall’altra parte, ma guardare in faccia le cose e affrontarle con la giusta prospettiva. Abbiamo cercato di capire meglio le dinamiche, il perché del gesto. Stiamo collaborando con le autorità. La comunità scolastica ha reagito bene: tutti hanno cercato di capire, tutti si sono sentiti coinvolti. Abbiamo sentito la necessità di rassicurare i genitori che si tratta di un episodio isolato, a scuola c'è una grande attenzione verso tutti i fenomeni che destano allarme sociale. Ma naturalmente questo episodio deve farci fare un passo in avanti e individuare una strada da percorrere». Per la scuola è il momento di prendere provvedimenti «anche disciplinari, secondo quanto stabilito dal regolamento, per la gravità dei fatti», ma poi una volta che tutti i contorni della vicenda saranno chiariti, analizzare e approfondire per stare al fianco dei ragazzi, specie quelli in difficoltà. «Proseguiremo un’attività di ascolto e di affiancamento agli studenti», annuncia Di Michele. «Lavoriamo moltissimo contro l'abbandono scolastico, perché esiste quello palese di chi non va più a scuola, ma anche uno strisciante, di chi non va bene a scuola, di chi si lascia andare. Il secondo lavoro su cui andremo avanti riguarda la necessità di aiutare i ragazzi nella loro crescita. La scuola deve insegnare, oltre alle discipline, anche come stare insieme, come rispettare se stessi e gli altri. Ciò che è davvero importante adesso è mettere in atto iniziative che coinvolgano i ragazzi in una riflessione su quello che è accaduto. Deve essere un passo di responsabilità degli adulti, ma anche degli studenti. Certe situazioni nascono anche dalla sottovalutazione di problemi, mentre è molto importante che i ragazzi siano consapevoli delle loro azioni. Sentiamo spesso tra i giovani il termine “amici”, ma bisogna aiutarli a riscoprire il reale senso, perché a volte non si tratta di amicizia, ma di gruppo, di massa, e il valore dello stare insieme è importantissimo».