Primi bagni per chi abita al mare I sindaci: così si crea confusione

27 Aprile 2020

Sedici comuni della costa bocciano la decisione del governo. Masci: «C’è ambiguità, serve chiarezza» Francavilla va controcorrente, Luciani: «Farsi una nuotata da soli davanti casa non dà problemi» 

PESCARA. I sindaci della costa abruzzese bocciano la scelta del governo di dare il via libera immediato ai bagni al mare solo per chi vive vicino alle spiagge. L’unico ad andare controcorrente è il primo cittadino di Francavilla. Dal Chietino al Pescarese, fino al Teramano: 16 sindaci su 17 intervistati dal Centro sono contrari ai primi tuffi in mare consentiti da subito, quindi prima del 4 maggio che coincide con l’inizio della fase 2, a chi abita a ridosso della spiaggia. Nella Faq sul decreto «#iorestoacasa», il governo ha chiarito un aspetto che finora è finito in secondo piano, ovvero che «è sempre possibile svolgere l'attività motoria in prossimità della propria abitazione principale, o comunque di quella in cui si dimora dal 22 marzo 2020, con la conseguenza che è ammesso, per coloro che abitano in luoghi montani, collinari, lacustri, fluviali o marini - effettuare tale attività in detti luoghi (compreso fare il bagno al mare, fiume e lago) purché individualmente e comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona». Ecco cosa ne pensano i primi cittadini della costa abruzzese.
«Al netto di chi ha la grande fortuna di abitare sul mare, non sempre guadagnata in maniera legale, questa è una misura molto discriminatoria». È il commento del sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca, che non condivide la scelta del governo. «Allora chi abita a più di 500 metri dal mare perché dovrebbe essere privato di farsi un bagno? È un criterio discutibile. Il governo deve evitare disparità di trattamento». Anche il sindaco di Vasto, Francesco Menna, è contrario. «Ho firmato un'ordinanza molto restrittiva per cui non consento fino al 4 maggio di andare in spiaggia e di fare il bagno. Si può uscire solo per motivi di lavoro e di salute. Solo chi ha un figlio disabile o il certificato della 104 può uscire nel perimetro della propria abitazione».
Al coro dei no ai tuffi anticipati si aggiungono i sindaci di Casalbordino e Rocca San Giovanni. «Meglio aspettare la fase 2», dice Filippo Marinucci, primo cittadino di Casalbordino, «altrimenti si creerebbe confusione anche per noi che dobbiamo fare i controlli».
«Per fare i bagni ci sarà tempo», sostiene Giovanni Enzo Di Rito, sindaco di Rocca San Giovanni.
Il sindaco di Torino di Sangro, Nino Di Fonso, la vede coma una disparità di trattamento nei confronti di chi non abita sul mare e quindi non può andare in spiaggia a farsi un tuffo. «La vedo come una mancanza di rispetto verso chi non ha questa fortuna», spiega Di Fonso. «È inutile farsi un bagno ora. Conviene aspettare la fase due e poi sperare di poter tornare tutti insieme al mare da giugno». «È vero che ci sono case a ridosso della spiaggia, ma consentire di farsi un bagno ora lo trovo un eccesso», è il commento di Enrico Di Giuseppantonio, sindaco di Fossacesia.
Risalendo la costa, interviene sull’argomento anche il primo cittadino di Ortona, Leo Castiglione, anche lui contrario alla decisione del governo.
«Pur comprendendo il senso di questa decisione, sicuramente non rappresenta la soluzione del problema», dice Castiglione. «Tra l’altro, è un provvedimento discriminante. Molti ortonesi, ad esempio, per andare al mare dovrebbero superare il limite dei 200 metri. Farsi un tuffo è l’ultimo dei problemi. La cosa grave è che ad oggi non sappiamo ancora come affronteremo la stagione balneare e come si potrà andare in spiaggia. È questo il vero tema», conclude Castiglione, «e su questo ci aspettiamo risposte».
Dal coro dei contrari si dissocia Antonio Luciani, il sindaco di Francavilla, favorevole all’apertura ai primi bagni da parte del governo.
«Ovviamente questo non significa che adesso tutti possono andare in spiaggia e farsi un bagno», precisa Luciani. «Il chiarimento del governo riguarda chi abita in prossimità del mare e rientra, quindi, nella possibilità di fare attività sportiva nelle vicinanze della propria abitazione. Io sono molto favorevole a questa apertura del governo», spiega il sindaco di Francavilla, «perché lo dico dall’inizio dell’emergenza che il mare va sfruttato, sempre rispettando le giuste distanze. Non esiste, infatti, un altro luogo così immenso come il mare per rispettare le distanze sociali e, allo stesso tempo, godere della bellezza della natura e del benessere fisico e psicologico che esso reca alle persone».
«Io, ad esempio», conclude il sindaco francavillese Luciani, «abito a pochissimi metri dal mare. Se vado a farmi una nuotata da solo, a chi faccio male? Non creo problemi a nessuno. Questo, ovviamente, sempre rispettando le giuste distanze».
Sono perplessi, invece, i sindaci di Pescara e Montesilvano. Per il primo cittadino di Pescara Carlo Masci «non è chiaro il concetto di chi può andare a fare il bagno. Cioè, non è chiaro se possono andare tutti quelli che abitano in una città di mare o se possono andare tutti quelli che vivono vicino al mare, e c'è una bella differenza tra le due cose. Se il riferimento è a quelli che abitano non distante dal mare, poi, il termine “non distante” non è chiaro. C'è ambiguità», prosegue Masci, «anche quando si fa riferimento agli stabilimenti balneari chiusi (e quindi si può andare o non si può andare a fare il bagno?) e all'attività sportiva da fare vicino casa. Sarebbe stato più semplice indicare delle misure».
Leggendo le indicazioni ministeriali, sempre per Masci «ognuno interpreta le parole come vuole. Ma lasciare alla libera interpretazione, crea un problema. E chi deve eseguire i controlli non ha più elementi».
Tra l'altro, conclude il sindaco pescarese, la confusione si genera perché «in questo momento la gente ha voglia di uscire» dopo due mesi in cui è stata chiusa in casa.
La pensa come Masci anche il sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis. «Questa uscita del governo crea solo confusione. Da settimane predico calma e cautela e poi escono fuori queste notizie che alimentano solo dubbi e confusione. Per me è prematuro dire alla gente, anche se il governo si riferisce a quelli che abitano nelle vicinanze del mare, di andare a farsi un bagno. Bisogna ancora capire come si dovrà ripartire per la stagione estiva», sostiene il sindaco De Martinis. «Questo è il vero problema. Ad oggi i balneatori non hanno risposte e non sanno come organizzarsi».
Il sindaco di Città Sant’Angelo, Matteo Perazzetti, non ha dubbi. «La ritengo una pura follia fatta da un governo non cosciente delle decisioni che prende. O tutti possono andare a fare un tuffo, oppure nessuno. Chi vive in collina, allora che fa?».
«Così andiamo tutti in confusione», è il pensiero di Andrea Scordella, sindaco di Silvi. «Le norme devono essere chiare: se c’è il lockdown fino al 3 maggio, va rispettato altrimenti diventa un problema anche per chi deve controllare il territorio. Bisogna usare il buon senso e resistere fino al 3 maggio, poi vedremo come ripartire».
«A stupire ancora di più è la modalità con quale questa “concessione” è stata comunicata», dice il sindaco di Pineto, Robert Verrocchio, «ovvero con una Faq uscita sul sito del governo. Dare la possibilità di fare il bagno al mare, cosa che tutti auspichiamo di poter tornare a fare al più presto, non mi sembra sia coerente con quanto previsto dalle normative vigenti per contenere il Covid: cioè uscire solo per ragioni di prima necessità, per questioni di salute o di lavoro e non rientra neanche nell'esigenza di uscire per fare attività motoria sotto casa. Ritengo che la questione meriti un approfondimento, occorre capire e stabilire come organizzare questo tipo di attività in vista della stagione estiva. Non si può liquidare l’argomento con una Faq perché ci sono misure che devono essere concordate anche con i sindaci». I primi cittadini di Giulianova, Jwan Costantini, e di Martinsicuro, Massimo Vagnoni, spiegano che «fino al 4 maggio è vietato andare in spiaggia» e invitano i cittadini «a usare il buon senso». Stessi concetti ribaditi dai sindaci di Alba Adriatica, Antonietta Casciotti, e di Tortoreto, Domenico Piccioni. «Questa nuova disposizione genera solo confusione».
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