Processi, rinvio al 16 aprile Rigopiano, ipotesi luglio

24 Marzo 2020

Palazzo di giustizia blindato dopo i tre casi positivi nella cancelleria di un pm Convalide degli arresti in videoconferenza. Gli avvocati: «Non lavoriamo più»

PESCARA. Tribunale di Pescara ancora blindato e attività ridotte ai minimi termini per evitare qualsiasi possibile contagio, anche e soprattutto dopo i tre casi conclamati di positività al coronavirus che hanno riguardato tre persone della cancelleria di un sostituto procuratore.
SOLO URGENZE «L'attività è ridottissima», spiega il presidente del tribunale, Angelo Mariano Bozza, «e limitata alle questioni previste dal decreto legge 18 del 16 marzo scorso. Si parla soltanto di urgenze come le direttissime e le convalide degli arresti che si fanno peraltro in videoconferenza, ma quasi nulla fino a oggi, e sul fronte civile limitata solo alle obbligazioni alimentari tecnicamente intese e quindi non anche al mantenimento familiare, che sarebbe assolutamente impensabile perché andrebbe fatto con le parti presenti».
La forza lavoro è stata infatti ridotta ai minime termini per evitare al massimo il pericolo del contagio. «La maggior parte degli impiegati è a casa: o per smaltire le ferie residue, o le ore di riposo compensativo accumulate in precedenza, o per svolgere, laddove è possibile, il cosiddetto lavoro agile. Sui circa 80 dipendenti che normalmente sono presenti in tribunale, adesso arriviamo al massimo a una ventina dislocati in presidi. In procura credo che sia la stessa cosa».
STOP ALLE UDIENZE La prima sospensione delle attività giudiziarie disposta dal Governo era fino al 23 marzo, ma adesso i termini sono stati spostati al 15 aprile prossimo, salvo altre proroghe dettate dalla situazione che si potrà verificare. Una proroga che travolge anche l'udienza sulla tragedia di Rigopiano, ferma ancora all'attenzione del gup Gianluca Sarandrea, che è in programma per il 27 marzo e che dovrà essere rinviata per forza di cose e non in tempi brevi: si ipotizza il rinvio a luglio proprio per le attuali disposizioni di sicurezza.
«La cancelleria», aggiunge il presidente Bozza, «dovrà predisporre le comunicazioni agli interessati prima dell'udienza, fissando la data del rinvio». E qui nasce il problema che riguarda in particolare proprio questo procedimento che si potrebbe definire un maxi processo visto che si parla di una trentina di imputati con uno o due avvocati a testa, oltre alle circa 120 parti civili costituite, con un altro gran numero di avvocati che peraltro arrivano da ogni parte d'Italia.
MAXI PROCESSO «In effetti», spiega il presidente dell'Ordine degli avvocati di Pescara, Giovanni Di Bartolomeo, «il procedimento su Rigopiano rappresenta un problema sotto questo aspetto. Lo stop alle udienze è stato prorogato fino al 15 aprile, ma è anche vero che era già stato stabilito una sorta di interregno tra ieri e il 30 giugno. Un lasso di tempo in cui l'attività potrebbe proseguire, ma entro certi limiti e nel rispetto del distanziamento sociale. Ed è per questo che stiamo studiando un protocollo per proseguire la nostra attività, ma che sarà comunque ridotta nei numeri e nei modi proprio per il rispetto dei requisiti di sicurezza. Se trasferiamo questa problematica al caso Rigopiano ecco che diventa difficile, se non impensabile, svolgere in tempi relativamente brevi un’udienza del genere, con tutte le parti presenti».
LAVORO SUPER RIDOTTO E l'emergenza Covid-19 sta colpendo anche piuttosto fortemente la stessa l'attività forense. «Sicuramente», conferma il presidente Di Bartolomeo, «A studio stiamo lavorando in quanto attività che rientra tra quelle escluse dal blocco disposto dal Governo: ma il nostro lavoro è comunque ridottissimo, limitato alle questioni che riguardano la libertà personale nel penale e nel civile le super urgenze. Ma va anche detto che la gran parte del nostro lavoro è comunque legato all'attività del tribunale che è ferma, e quindi il problema è veramente serio».
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