Processo a Chieti per il terrorista originario di Loreto
LORETO APRUTINO. Non saranno più i giudici della Corte d’Assise dell’Aquila, ma quelli di Chieti a giudicare Stefano Costantini, 25 anni, il presunto terrorista internazionale arrestato il 19 gennaio...
LORETO APRUTINO. Non saranno più i giudici della Corte d’Assise dell’Aquila, ma quelli di Chieti a giudicare Stefano Costantini, 25 anni, il presunto terrorista internazionale arrestato il 19 gennaio scorso in Turchia dalla polizia italiana. Ieri i giudici aquilani hanno accolto una eccezione preliminare di incompetenza territoriale avanzata dal legale del foreign fighter abruzzese, l’avvocato Massimo Solari. «Il ragazzo è stato arrestato», precisa il legale, «all’aeroporto di Pescara, quindi la competenza deve essere della Corte d’Assise di Chieti e infatti i giudici hanno accolto la mia eccezione. Il processo quindi proseguirà a Chieti in tempi che dovranno essere stabiliti».
Costantini, originario di Loreto, dove vive ancora la sua famiglia, è recluso nel carcere di Rossano e occupa una cella a fianco dell’ex terrorista Cesare Battisti. Stando alle indagini della procura anti terrorismo del capoluogo e della Digos di Pescara, avrebbe fatto parte di un’organizzazione terroristica vicino al Al Quaeda, partecipando a combattimenti tra la Siria e l’Iraq, tra le fila dell’associazione di matrice islamica quale Jabhat Al Nusra, svolgendo attività di proselitismo sui social con il nome di Malahim Stefano. E infatti è accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale di matrice islamista e di istigazione a delinquere attraverso i social. La conversione arrivò quando era ancora minorenne e fu suo padre a segnalare la questione alle autorità svizzere dove il ragazzo viveva. Poi si trasferì in Siria dove venne raggiunto dalla moglie, di origine turca, estranea a queste vicende. Dal 2017 era destinatario di una misura cautelare. La svolta nelle indagini è arrivata nel 2020 mentre nei luoghi dove si trovava Costantini era in atto un’offensiva delle forze governative siriane. Localizzato dal servizio per il contrasto all’estremismo e terrorismo esterno dell’Aise e dalla Digos di Pescara nell’area di Idlib, fu lui stesso a chiedere aiuto perché temeva per il futuro della sua famiglia (ha quattro figli). Ci è voluto del tempo per completare le complesse attività per farlo uscire da quel territorio di guerra, fino al suo arrivo in Turchia dove gli investigatori lo hanno prelevato e portato a Pescara.

