Processo Bussi: oggi la Cassazione decide se dev’essere rifatto
PESCARA. Il grande giorno è arrivato: la prima sezione della Cassazione oggi si occuperà della vicenda giudiziaria riguardante la mega discarica di rifiuti tossici, scoperta dalla Forestale nel marzo...
PESCARA. Il grande giorno è arrivato: la prima sezione della Cassazione oggi si occuperà della vicenda giudiziaria riguardante la mega discarica di rifiuti tossici, scoperta dalla Forestale nel marzo 2007, a Bussi.
Il ricorso. A ricorrere alla Corte suprema, saltando l'appello, i pm della procura di Pescara Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli, ora procuratore capo a Sulmona, che chiedono di annullare la sentenza emessa dalla Corte d'Assise di Chieti il 19 dicembre 2014 nei confronti di 18 dei 19 imputati (tutti ex dirigenti e tecnici in vario modo legati a Montedison). Il processo in primo grado si era concluso con l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" di tutti gli imputati dal reato di avvelenamento e la derubricazione del reato di disastro doloso, cioè volontario, in colposo. Derubricazione che aveva comportato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
Sentenza discussa. La decisione dei giudici romani potrebbe mettere la pietra tombale alla tortuosa vicenda giudiziaria sui veleni tossici di Bussi. Un procedimento che va avanti ormai da molti anni e che sembra non avere colpevoli, eppure la maxi discarica di rifiuti pericolosi, una delle più grandi d'Europa, è realtà e, stando alla relazione di Arta Abruzzo dello scorso febbraio, resa pubblica dal Forum H2o, continua a inquinare.
Tre possibilità. Secondo la procura di Pescara, la sentenza di primo grado dei giudici teatini contiene «errori interpretativi tali da smentire e contraddire la stessa premessa da cui la Corte è partita» e interpretazioni «contro la legge» perché, sempre secondo i pm, non tengono conto che il reato di avvelenamento «non si limita a parlare di acque destinate all'alimentazione, ma precisa che deve trattarsi di acque che ancora non siano state attinte per il consumo». Il caso ora passa ai giudici romani che hanno tre possibilità: respingere il ricorso e confermare, quindi, la sentenza della Corte d'Assise teatina; accogliere il ricorso e annullare la sentenza con rinvio degli atti all'Assise di Chieti, che, in diversa composizione, dovrà nuovamente pronunciarsi.
Ricorso per saltum. C'è poi l'ipotesi più remota connessa alla natura del ricorso, che, essendo per saltum, ha scavalcato la Corte d'appello. Sostanzialmente la Suprema corte, ritenendo inammissibile il ricorso perché sarebbe incentrato sulle valutazioni attinenti al merito, come avrebbero sottolineato gli imputati in una memoria difensiva, potrebbe rimettere gli atti alla Corte d'appello, che non si è mai pronunciata. Si tratta insomma di un'evenienza tecnica, poco probabile, ma che al momento non può essere esclusa. A oggi sembra che non ci siano responsabili per il disastro ambientale di Bussi, accertato ma i cui profili di natura penale al momento sono stati spazzati via dalla prescrizione.
La parte civile. Da parte sua, l'avvocato Tommaso Navarra, che tutela il Wwf Italia, parte civile nel procedimento, commenta: «Anche alla luce delle recenti analisi Arta, tutto si può dire tranne che questa sia una vicenda che possa chiudersi con un nulla di fatto. Auspichiamo che le ragioni del valido ricorso dei pm e dell'avvocatura dello Stato trovino accoglimento».
Il fascicolo bis. Il processo in Corte d'Assise ha avuto anche altri risvolti dopo la rivelazione che due delle giurate popolari avrebbero subito pressioni e non avrebbero agito «con serenità». Una circostanza inquietante che ha determinato l'apertura di una pratica al Consiglio superiore della magistratura e di un procedimento al tribunale di Campobasso.
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