Processo Naiadi, si riparte a ottobre
Bancarotta. In aula i teste della difesa. Serraiocco imputato: i soldi spariti? Rimborsi
PESCARA. «Sono contento perché nel processo si stanno evidenziando le nostre ragioni: tutti i testimoni sentiti stanno dimostrando quello che è nei fatti». Per la prima volta Vincenzo Serraiocco, uno dei principali imputati per il crac da circa 7 milioni di euro della Progetto Sport, la società che gestiva il complesso delle piscine Le Naiadi, parla a margine dell’udienza di ieri dove il presidente della società è imputato di bancarotta fraudolenta con Livio Di Bartolomeo e i due soci, Daniele D’Orazio e il finanziere Paolo Colaneri. «Siamo partiti da una bancarotta fraudolenta dove si parla di una distrazione di 750 mila euro dati dalla Regione Abruzzo, che sono però rimborsi per le spese sostenute dalla Progetto Sport in quel periodo, dove peraltro è stato necessario fare ulteriori investimenti per il fine del concordato preventivo approvato in precedenza e non da me». Serraiocco si riferisce ai 400 mila euro utilizzati per partecipare alla gara, poi persa, per la gestione della piscina di Francavilla. «Si tratta di spese», aggiunge, «che poi sono rientrate tutte all’interno della Progetto Sport. Oggi mi sento più tranquillo e tutelato: c’è interesse ad ascoltare dai testimoni la realtà dei fatti». L’inchiesta venne aperta sulla base della denuncia di due ex amministratori già ascoltati dal collegio. «Credo», conclude, «che forse si cercava un capro espiatorio per un qualcosa all’interno delle Naiadi. Dovetti licenziare i due denuncianti, costavano alla società più di 15 mila euro al mese, non potevamo permettercelo».
Sulla situazione delle Naiadi all’epoca dei fatti è stato sentito anche Fabrizio Bernardini, direttore del dipartimento risorse della Regione, teste della difesa Serraiocco, che ha spiegato come da tempo c’erano delle tensioni con i gestori della struttura per i rimborsi di lavori che la Regione non voleva riconoscere. «Feci un paio di incontri», ha detto il teste, «per ricomporre la questione. La verità è che quell’impianto ha problemi connessi alle dimensioni: 5 vasche che comportano una costosa manutenzione. Sarebbero serviti almeno 3 o 4 milioni di euro per essere nuovamente efficiente, ma il bilancio dell’epoca non lo permetteva». Il processo riprende il 6 ottobre. (m.cir.)

