Processo Rigopiano: si apre il confronto sulle intercettazioni

Il giudice dovrà decidere oggi se far entrare nel fascicolo le telefonate sui 29 morti registrate in un altro procedimento
PESCARA. Riprende questa mattina, davanti al gup Gianluca Sarandrea, il complesso procedimento sul disastro di Rigopiano che conta, dopo la riunione dei due fascicoli (quello sulla morte delle 29 persone per il crollo dell'hotel e quello sul depistaggio dei prefettizi) 30 imputati.
Si torna in aula, sempre con il distanziamento sociale e tutte le prescrizioni imposte dal pericolo di contagio per l'emergenza Covid (e per questo le circa 250 persone interessate sono state dislocate in quattro aule più l'aula magna, riservata ai familiari delle vittime) per discutere di un passaggio tecnico piuttosto importante: quello sulle intercettazioni da far entrare nel fascicolo.
Un aspetto sostanziale perché si prevede una forte resistenza da parte del collegio difensivo, anche se con qualche distinguo. Per quelle che riguardano la vicenda depistaggio non dovrebbero esserci problemi di sorta, mentre quelle telefonate sulla morte delle 29 persone saranno certamente oggetto di un’articolata discussione.
Il motivo riguarda il fatto che parte di queste ultime telefonate arrivano da un altro procedimento nato all'Aquila e per vicende che non hanno nulla a che fare con Rigopiano: un’indagine per corruzione dove alcuni soggetti (l'ex segretario della presidenza della Regione, Claudio Ruffini, e l'ex dirigente della Provincia, Paolo D'Incecco) erano sotto controllo. Quelle telefonate, dove c'erano dei riferimenti alla vicenda Rigopiano, vennero quindi impacchettate e spedite a Pescara dove il procuratore dell'epoca, Cristina Tedeschini, non le fece confluire nel fascicolo del disastro, ma in un altro fascicolo contro ignoti.
Soltanto successivamente, venne operato il travaso nel procedimento madre. Oggi, Sarandrea dovrà decidere quali telefonate ammettere per dare l'incarico a un perito per la trascrizione. La procura insisterà per farle entrare tutte, la difesa si dovrebbe opporre anche perché quelle telefonate non passarono al vaglio di un gip di Pescara per valutarne ogni aspetto, con le necessarie garanzie e motivazioni.
Ma anche dentro il collegio difensivo potrebbe esserci qualche legale che, per motivi di natura difensiva, avrebbe magari tutto l'interesse a farli confluire nel processo. Potrebbe invece slittare la discussione sul deposito, fatto nella scorsa udienza dai difensori del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, delle indagini difensive.
Un voluminoso carteggio che i difensori degli imputati non avrebbero ancora avuto il tempo di visionare. Intanto, la scorsa udienza ha segnato un passaggio di non poco conto: il gup ha infatti disposto il sequestro conservativo dei beni di alcuni imputati (per complessivi 2 milioni e 700mila euro), istanza che venne presentata mesi fa dall'avvocato Romolo Reboa che assiste alcune parti civili.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

