Processo Soget, Mazzocca: «Ipoteca scoperta per caso»

L’ex segretario della presidenza della Regione risponde alle domande del pm in merito al debito di 22mila euro accumulato con l’Aca. Sentito anche Monaco
PESCARA. Nel processo Soget, quello sui presunti favoritismi che sarebbero stati messi in atto per favorire i politici debitori, è stata la volta degli imputati eccellenti. A rispondere alle domande dell’accusa (rappresentata ieri dal pm Andrea Di Giovanni) sono stati l'ex segretario della presidenza della Regione, Mario Mazzocca, e il direttore generale della Soget, Gaetano Monaco, imputato insieme al responsabile del settore esecutivo, Domenico Ludovico (accusati a vario titolo di abuso d'ufficio e falso).
Mazzocca ha raccontato la sua versione dei fatti ricostruendo quel problema con la società Aca, con la quale aveva accumulato un debito superiore ai 22 mila euro. «La storia», ha detto l'esponente politico ed ex sindaco di Caramanico, «nasce nel 2011 quando, dopo un sopralluogo dell'Aca, sono stato informato che mancava da sette anni la lettura del contatore di un garage che peraltro non utilizzavo. Stavo quasi per iniziare la riparazione di quella perdita d’acqua quando mi arrivò l’ingiunzione di pagamento. A giugno del 2014 fu mia moglie a scoprire che la Soget aveva posto un’ipoteca, perché la banca aveva bloccato il nostro fido. Scrissi quindi una raccomandata all’Aca per cancellare quel debito dovuto a una rottura e, dopo un anno, mi arrivò un diniego». Nel rispondere alle domande dell’accusa Mazzocca spiega che, ricevuta l’ingiunzione della Soget (luglio 2014), chiamò Gaetano Monaco che conosceva da anni. «Lo feci per capire cosa era successo e lui mi disse che avrebbe approfondito la questione in quanto gli risultava che mi fosse stato spedito il preavviso dell’ipoteca». Una ricostruzione che sembrava avere una sua linearità, ma che nel corso dell’interrogatorio di Monaco, ha evidenziato delle lacune. «Mazzocca», afferma Monaco, «mi segnalò che aveva avuto questa iscrizione ipotecaria e mi disse anche che non aveva ricevuto nessun preavviso. E infatti dal sistema non risultava nessun preavviso, così mi informai con la dipendente addetta alle iscrizioni. Ritenuto che quella notifica, fatta con raccomandata ordinaria e tornata indietro per compiuta giacenza, non era regolare (e qui si è aperta una discussione sulla validità o meno ndr) disposi la revoca dell'ipoteca». Il problema è che l’accusa ha poi portato l’imputato a riferire un suo precedente colloquio via mail con un dipendente della sede centrale della Soget. E Fabrizio Cambise, questo il suo nome, nell’udienza del 29 gennaio scorso aveva riferito di aver ricevuto da Monaco una richiesta di verifica della posizione di Mazzocca. Ma questo sarebbe avvenuto a febbraio 2014, molti mesi prima che Mazzocca, come da lui stesso riferito, scoprisse l'esistenza dell’ipoteca e si rivolgesse a Monaco. Monaco aveva invitato il dipendente a contattare Mazzocca per definire il debito altrimenti sarebbe partita la procedura esecutiva. Le date, quindi, per l'accusa, non corrispondono. Sta di fatto che il 14 maggio del 2014 arriva la revoca dell’ipoteca. Ma c'è anche un altro aspetto poco chiaro. E cioè che il 3 febbraio 2015 Monaco riceve la visita della polizia giudiziaria che chiede di acquisire le carte di Sospiri, e due giorni dopo la pratica di Mazzoca riprende il suo iter per la riscossione e Mazzocca, a marzo dello stesso anno, chiede la rateizzazione per saldare il debito. Ma tutto questo dopo che era scoppiata l'inchiesta della procura. L’11 febbraio prossimo altra udienza con il prosieguo di Monaco e l'interrogatorio di Ludovico.
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