Processo Spoltore a rischio prescrizione

27 Settembre 2014

Prossima udienza tra 5 mesi e sentenza attesa a fine 2016, ma un abuso di ufficio sull’urbanistica potrebbe essere già cancellato

PESCARA. Il giorno dopo la prima udienza del processo sul presunto malaffare al Comune di Spoltore, con la seconda tappa fissata all’11 febbraio 2015, già si comincia a fare il conto alla rovescia per la prescrizione. Perché, se tutto andasse bene, la sentenza di primo grado potrebbe arrivare verso la fine del 2016. E in quel periodo almeno un capo di imputazione per abuso d’ufficio, risalente al 26 novembre 2009 e contestato all’ex sindaco Franco Ranghelli e all’ex assessore all’Urbanistica Ernesto Partenza, potrebbe essere decapitato dallo scorrere del tempo. Il reato che potrebbe essere cancellato è legato alla bocciatura, da parte dell’amministrazione Ranghelli, di un piano edilizio a Villa Raspa di Spoltore, ad appena poche centinaia di metri dal confine con Pescara: si tratta del piano di recupero Di Gregorio che la maggioranza Ranghelli, secondo la ricostruzione degli investigatori della forestale guidati dal pm Gennaro Varone, ha osteggiato «con il solo scopo di cagionare al proponente un danno ingiusto e avvantaggiare, indirettamente, Marino Roselli interessato all’affare edilizio (in quanto progettista occulto dell’opera) del concorrente piano di recupero Villa Costruzioni».

In relazione al capo di imputazione, per le prossime udienze, la procura ha chiesto l’esame di 4 testimoni: il primo è Vittoriano Di Gregorio, convocato per le prossime udienze a riferire «sull’incontro del 15 ottobre 2009 con Ranghelli in cui quest’ultimo gli disse espressamente di ritirare il piano di recupero Di Gregorio altrimento lo avrebbe fatto bocciare dal consiglio comunale». Chiamati a testimoniare anche l’architetto Ciro Cipolletta – sempre sull’incontro con Ranghelli e «sulle pretestuosità della relazione redatta dai tecnici per far bocciare il piano Di Gregorio» _ e l’avvocato Germano Belli, per analizzarne l’iter amministrativo. Ultimo testimone sul piano Di Gregorio sarà Luigi Cerasoli, commissario della pratica urbanistica: dovrà confermare quello che ha già detto alla forestale durante le indagini preliminari e cioè «di non aver mai detto che il piano era da bocciare al momento della visione della relazione del 25 novembre 2009, anzi che le eccezioni sollevate dai tecnici erano irrisorie e facilmente superabili». Secondo forestale e procura, il commissario dovrà spiegare che «il blocco del piano Di Gregorio è stato totalmente pretestuoso, attuato con metodi grossolani dal Comune».

Se la prossima udienza è fissata tra quasi 5 mesi, ci vorrà ancora tempo per ascoltare solo i testimoni dell’accusa: sono 53 (7 già ascoltati giovedì scorso ma l’ispettore Michele Brunozzi dovrà tornare in aula per il controesame delle difese). Tra i più noti saranno in aula anche l’architetto Aurelio Colangelo di Montesilvano, già testimone chiave del processo Ciclone, e Paolo Cilli, ingegnere e assessore di Montesilvano: Colangelo e Cilli avrebbero dovuto essere nominati nell’ufficio del Piano per la redazione del Prg al posto di 4 tecnici vincitori di un bando pubblico che, all’apertura del processo, hanno dichiarato che Ranghelli li convocò per chiedergli di fare «un passo indietro» e dimettersi. Tra i testi anche Alberto Clementi, preside della facoltà di Architettura, ex dirigenti comunali e 7 acquirenti dei locali di sgombero nei sottotetti trasformati in mansarde.

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