Procurato aborto alla prostituta, nei guai una coppia di romeni

7 Aprile 2015

Dopo l'inchiesta sul racket che ha portato all'arresto di tredici persone, la Procura conclude le indagini nei confronti di due capi dell'organizzazione accusati da una ragazza sfruttata di aver gettato il suo feto nel water

PESCARA. Chiusa l'indagine sul procurato aborto a una prostituta da parte del racket della prostituzione a Pescara. Il 9 febbraio scorso la Polizia di Stato di Pescara ha dato esecuzione a tredici misure cautelari emesse dal Gip del locale Tribunale Nicola Colantonio nell’ambito di un’articolata indagine, durata più di un anno, che ha consentito di smantellare una pericolosa banda criminale di matrice romena che aveva monopolizzato la zona sud di Pescara, praticando una gestione “imprenditoriale” dell’affare della prostituzione.

Le ragazze sfruttate erano assoggettate al punto tale da accettare, in almeno due casi, di sottoporsi ad una pericolosissima pratica di aborto clandestino, procurato attraverso la somministrazione di dosi massicce di un farmaco gastro-protettore (il Cytotec), e di impegnarsi in turni di lavoro massacranti per guadagnare più soldi possibile. Ebbene, due giorni dopo l’esecuzione delle predette misure, si è presentata spontaneamente negli uffici della Squadra Mobile una delle donne gestite dall’organizzazione, una giovane romena di 22 anni, la quale, precisando di essersi nel frattempo affrancata dai suoi sfruttatori, ha reso una dettagliata testimonianza sulle vicende che l’hanno vista coinvolta, fornendo ulteriori elementi probatori oltre a quelli già raccolti.
La predetta, inoltre, ha riferito che, all’incirca nel mese di giugno del 2014, dopo essere rimasta incinta di uno dei tanti clienti con i quali aveva avuto rapporti sessuali non protetti, uno dei capi dell’organizzazione, Vasilica Mihai di 33 anni e la compagna di costui, Stefania Florentina Sin di 26 anni, l’hanno costretta, con minacce e percosse, ad abortire clandestinamente, sempre tramite l’assunzione di una dose massiccia di Cytotec. La donna ha precisato, altresì, che l’aborto è avvenuto nella stanza di un albergo di Pescara, con gravi rischi per la sua incolumità fisica, e che i suoi aguzzini si sono poi disfatti del feto gettandolo nel water del bagno. Per tale motivo il sostituto procuratore Paolo Pompa ha indagato Mihai e Sin (già tratti in arresto il 9 febbraio scorso) per il reato di procurato aborto, previsto dalla legge 194/78, emettendo nei loro confronti un avviso di conclusione indagini che è stato recentemente notificato.