Prodotti finanziari illegittimi: la banca dovrà risarcire

14 Maggio 2020

PESCARA. Dopo dieci anni di cause, un cliente di un importante istituto bancario di interesse nazionale, è riuscito a vincere la sua battaglia riuscendo a rientrare in possesso dei suoi soldi (oltre...

PESCARA. Dopo dieci anni di cause, un cliente di un importante istituto bancario di interesse nazionale, è riuscito a vincere la sua battaglia riuscendo a rientrare in possesso dei suoi soldi (oltre 25mila euro) grazie alla meticolosa e puntuale attività dell'Associazione Sos Utenti di Pescara e al prezioso apporto professionale dell'avvocato Emanuele Argento, uno dei massimi esperti in materia bancaria.
IL PRINCIPIO La sentenza emessa lo scorso 8 aprile dai giudici della Corte d'appello dell'Aquila, che afferma un principio estremamente importante in questa specifica materia, ha riconosciuto l'illegittimità dei prodotti finanziari denominati "4you" venduti dalla banca a un suo cliente come un semplice piano assicurativo di accumulo garantito mentre si trattava in realtà di un vero e proprio prodotto finanziario (da cui erano scaturite delle perdite), così come accertato dai giudici aquilani.
«Un vero e proprio prodotto assicurativo-finanziario tossico», come afferma Gennaro Baccile, presidente dell'Associazione che cura da sempre gli interessi dei consumatori in ambito bancario, «geneticamente e invisibilmente modificato dalla banca con molecole di debito».
CITAZIONE IN GIUDIZIO Nel corso del 2010, il malcapitato cliente citava in giudizio la banca con cui aveva intrattenuto rapporti per chiedere la restituzione di tutte le somme di denaro versate illegittimamente all'Istituto, ai fini di previdenza e accumulo risparmio, ma dalla stessa banca custodita in un fondo ritenuto tossico e denominato appunto "4you".
«Prime forme di "Coronavirus finanziarie"», precisa ancora Baccile, «diffuse da banche nazionali, regolarmente autorizzate e vigilate dalla Banca d'Italia, che hanno infettato e distrutto patrimoni liquidi di risparmiatori ignari e fiduciosi». In primo grado, quel contratto venne ritenuto legittimo, da qui il ricorso in appello, che ha capovolto la decisione.
La sentenza della Corte ha in sostanza condiviso le argomentazioni dell'avvocato Argento. Il contratto di accumulo risparmio, «camuffato», come sostiene l'Sos Utenti, in finanziamento atipico denominato "4you", è stato dichiarato inefficace fin dalla sua stipula, essendo inidoneo a vincolare le parti al rispetto delle sue regole.
CONTRATTO NULLO In sostanza, il contratto è stato ritenuto nullo dai giudici aquilani (in linea con i principi della Suprema Corte di Cassazione), perché, come sostiene sempre l'associazione dalla lettura della sentenza, «non ritenuto meritevole di tutela secondo l'ordinamento giuridico, a causa dell'enorme sproporzione tra le previste prestazioni delle parti e della totale mancanza di chiarezza e trasparenza».
PIANO FINANZIAMENTO Uno dei passaggi importanti della sentenza aquilana riguarda «la verifica della reale intenzione perseguita dall'istituto di credito mediante la sottoscrizione dei piani di finanziamento per cui è causa ovverosia far apparire come rispondente alle esigenze di previdenza complementare della parte, ciò che al contrario e in realtà consisteva nella concessione di un mutuo, essendo preordinato all'acquisto da parte della banca di prodotti finanziari, riconducibili a soggetti del proprio stesso gruppo e quindi determinando ciò una situazione di conflitto di interessi». E la sentenza prevede che la banca, oltre alle spese del giudizio d'appello, paghi anche quelle del giudizio di primo grado.