Prof arrestato, caccia ai complici nella rete

30 Giugno 2018

Il maestro di musica aveva contatti con decine di persone con cui scambiava foto porno di bambini. Lunedì l’interrogatorio

PESCARA. Sono decine le persone che scambiavano materiale pedopornografico, in rete, con l’insegnante di musica 49enne arrestato due giorni fa perché in casa aveva 1075 immagini relative ad abusi su bambini. La polizia postale e delle comunicazioni di Pescara lo ha individuato a dicembre, sequestrando tutti i supporti su cui aveva archiviato le foto e i video, nascondendoli per bene per evitare di essere scoperto. Con il passare dei mesi la sezione Cyber Crime ha individuato e studiato tutto ciò che l’uomo, residente in provincia di Chieti ma impegnato lavorativamente nel pescarese, aveva messo da parte nel tempo, verosimilmente un anno. Tra le 130mila immagini pornografiche e i 5600 video esaminati, la polizia ha scovato le tantissime foto di bambini sottoposti a violenze. Ma non solo. Nel suo archivio personale c’erano anche delle foto scattate alle sue allieve di musica, in una scuola, mentre suonavano. Su queste bimbe non avrebbe manifestato alcun tipo di attenzione particolare. Ma la professione dell’uomo, che impartiva lezioni sia privatamente che in una scuola, ha spinto ad imprimere una svolta alle indagini. Si è deciso di «interrompere l’iter criminoso» del maestro, che conservava anche una foto di Yara Gambirasio. Ed è stato arrestato. Gli è stato impedito, cioè, di avere rapporti con i bimbi ma anche con altri (se non i fratelli, con cui vive), come ha sottolineato la dirigente della polizia postale Elisabetta Narciso parlando delle varie tappe dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Roberta D’Avolio (il giudice che ha disposto l’arresto è Guendalina Buccella del Tribunale dell’Aquila). Una volta deciso di intervenire direttamente nei confronti del 49enne le indagini sono proseguite e stanno proseguendo su un altro fronte, per identificare le decine di persone con cui il maestro conversava su Skype. Servendosi di questo strumento l’uomo scambiava con molti sconosciuti materiale pedopornografico, ricevendo e inviando fotografie di piccoli innocenti sottoposti ad abusi. La polizia postale punta ad individuarli tutti per poi avviare accertamenti anche nei loro confronti perché si potrebbero scoprire altri soggetti con la stessa inclinazione.
E’ stato un lavoro tutt’altro che semplice, oltre che gravoso dal punto di vista psicologico, per il personale di polizia impegnato nelle indagini. Ma gli investigatori chiamati a studiare il materiale accumulato da “appassionati” di pedopornografia e pedofili possono contare sull’affiancamento dell’Unità analisi crimine informatico (con sede a Roma), che si occupa anche di tracciare il profilo dei pedofili. E grazie a una equipe di psicologi di questa Unità, la Polpost ottiene un supporto criminologico all’attività di indagine. Sempre il servizio Polizia postale e delle comunicazioni, attraverso il Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia on line, alimenta la black list e cioè fa inibire, rivolgendosi ai provider, la visione in Italia dei siti con immagini proibite, mano a mano che vengono individuati. Proprio attraverso alcuni siti, che consentono perfino di scegliere il materiale a seconda del sesso e dell’età dei bimbi, è possibile ricevere una parte del materiale illecito mentre altre foto e video vengono scambiati nelle chat, alcune delle quali sono collettive contano centinaia di partecipanti.
Per quanto riguarda la posizione del 49enne, l’uomo (ai domiciliari) potrà dire la sua lunedì, quando sarà interrogato alla presenza del suo legale, l’avvocato Gianluca Totani.