Progetto di lavoro per 300 kenioti

31 Dicembre 2016

Grazie a 4 costruttori abruzzesi realizzato un sistema per praticare l’agricoltura

PESCARA. Kenya, villaggio di Sigor, vicino al fiume Wei Wei nella regione del West Pokot: 300 famiglie potranno lavorare e vivere dove sono nati, grazie a un lenzuolo di terra di 350 ettari strappati alla savana. A fare il “regalo di Natale” ai kenioti sono stati 4 costruttori abruzzesi, che in Kenya stanno realizzando un sistema di campi (nella foto, i protagonisti dei lavori)e relativa rete irrigua che finalmente consentirà di praticare l’agricoltura a chi in quella terra ci vive senza speranza. Una terra che solo quest’anno, e solo verso l’Italia, ha conosciuto un esodo biblico di 0,5 milioni di persone. I 4 sono Alma Cis srl (la capogruppo) di Enrico Marramiero, Mic srl Gruppo Gravina di Gabriele, Leonardo e Francesco Gravina, Impresa Di Cintio srl di Paolo Di Cintio, Di Carmine costruzioni srl di Gianni, Piergiorgio e Andrea Di Carmine, che per partecipare al bando della Cooperazione italiana e del Ministry of regional development authorities del Kenya si sono raggruppati nella società AlmaK.

Il bando di gara era 5 milioni di euro di lavori: quindi, gambe in spalla e… partenza. E non è un modo di dire perché l’ingegner Romandini c’è andato davvero in Kenya a portare il plico per partecipare al bando pubblico. «Eh sì», racconta Di Cintio, «andammo a piedi fino in Kenya perché a una prima tornata della gara – l’altro concorrente era una major internazionale - la nostra proposta non era arrivata a destinazione, ferma all’ufficio postale di Sigor a due ore di auto dalla meta. Il messaggio fu chiaro, e quando per un inghippo di natura giuridica si dovette procedere a nuova indizione di bando, non facemmo alcuna spedizione postale e siamo andati fino là con il pacco in mano. Anzi, andò in spedizione appunto il fido Luigino, il nostro Romandini», alla fine spuntandola all’altro capo del mondo e contro un colosso. L’anno prossimo, a margine del sistema irriguo, saranno completati anche i lavori delle opere d’arte di protezione dalle frequenti e dannosissime precipitazioni meteoriche che inondano i campi già esistenti. Intanto, lo scorso 2 novembre si è svolta la cerimonia di inaugurazione in pompa magna alla presenza delle autorità e delle istituzioni. E’ stato il presidente del Kenya in persona, Uhuru Kenyatta, a inaugurare la terza e ultima fase del progetto.

Una lezione di impresa, di sviluppo e di progresso, cioè di vita economica: a dimostrazione che quando le imprese si mettono insieme vincono, che i comparti industria e agricoltura sono integrati e in questo hanno il loro futuro di sviluppo, che la soluzione all’invasione migratoria dell’Africa esiste e produce ricchezza e lavoro.