Progetto salute, la Fidas Pescara premiata dalla comunità scientifica

PESCARA. Arriva dalla comunità scientifica internazionale un riconoscimento importante per Fidas Pescara. Dopo attenta revisione, i risultati del progetto “Mi stai a cuore” sulla salute...
PESCARA. Arriva dalla comunità scientifica internazionale un riconoscimento importante per Fidas Pescara. Dopo attenta revisione, i risultati del progetto “Mi stai a cuore” sulla salute cardiovascolare dei donatori di sangue, portato avanti per circa due anni, sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Bmc Cardiovascular Disorders che a margine ringrazia volontari, donatori Fidas e la presidente Anna Di Carlo.
«Siamo riconoscenti a tutti loro per aver permesso questo studio», si legge nella pubblicazione. «Per noi è gratificante investire sulla salute dei donatori e sulla prevenzione», dichiara Di Carlo, «sono loro l’anello di congiunzione tra il nostro impegno e la vita di tante persone. Fidas non lascia mai soli i propri donatori e siamo pronti a realizzare nuovi progetti sempre rivolti al benessere di chi dona il sangue». Ma vediamo nel dettaglio quali sono i risultati evidenziati dal Progetto Fidas, coordinato dallo psicoterapeuta esperto in Psicologia della salute Francesco Vadini e dal direttore del Centro Trasfusionale dell’ospedale civile Patrizia Accorsi. «Dopo aver analizzato più di 1500 donatori, abbiamo caratterizzato la popolazione di donatori di sangue per stile di vita e fattori di rischio cardiovascolari noti», spiega Vadini, «queste persone, che donano abitualmente, continuano ad essere sotto controllo e noi possiamo vedere l’evolversi della situazione».
Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nel nostro paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi. «Le alterazioni che rivestono maggior interesse per il rischio cardiovascolare sono l’ipercolesterolemia, con bassi livelli del cosiddetto colesterolo buono, e l’ipertrigliceridemia, ma tra i fattori di rischio screenati sono stati inseriti anche l’omocisteina, un aminoacido presente in piccole quantità nelle cellule, e aspetti psicologici già messi in relazione a malattie cardiovascolari come depressione e alessitimia, cioè la difficoltà nel riconoscere e regolamentare le proprie emozioni, e lo stress cronico». Più alti livelli di omocisteina nel sangue sono associati a un più alto rischio cardiovascolare stimato a 10 anni. «L’11,5% dei donatori sottoposti a screening aveva l’omocisteina alta», spiega ancora l’esperto, «per questo è stata messa in campo la prevenzione grazie alla presenza di medici e dietologi e alla prescrizione di acido folico finalizzato all’abbassamento di questo valore». Circa la metà dei donatori valutati aveva un indice di massa corporea superiore a 25, quindi in sovrappeso, e l’80% svolgeva vita sedentaria, in più, quasi la metà del campione preso in considerazione aveva un colesterolo totale superiore a 200 mg/dl. I donatori di sesso maschile presentavano più fattori di rischio. Il 24% dei donatori presentava tratti alessitimici, quindi con alta correlazione al rischio cardiovascolare.
«Pensiamo sempre che il donatore si trovi in assoluto in buono stato di salute», afferma Accorsi, «in realtà essere monitorato nel tempo e avere la possibilità di fare degli approfondimenti specifici come questo studio, dà il vantaggio di avere maggiori informazioni sul loro vero stato di salute che a volte può essere sottostimato. I nostri consigli possono essere di vantaggio per condurre una vita sana, così come lo stretto monitoraggio a cui sono sottoposti». All’indagine hanno collaborato Francesca Santilli dell’università di Chieti-Pescara, oltre ai medici ed esperti Giuseppe Casalini, Mario Dell’Isola, Ornella Iuliani, Damiano D’Ardes, Luisa Lattanzio, Marta Di Nicola e Giancarlo Di Iorio.

