Prosegue il calo dei ricoveri Meno 8% in cinque giorni

15 Febbraio 2022

Era l’unico parametro ancora in crescita, dopo contagi, intensive e decessi  Parruti: «Finalmente si vede una flessione, ma gli ospedali sono sempre pieni»

«Dopo tanto tempo, oggi siamo finalmente riusciti ad assorbire tutti i pazienti che erano in attesa in pronto soccorso»: così il primario del reparto di Malattie Infettive di Pescara Giustino Parruti, ieri sera al termine di un’altra giornata passata in prima linea in ospedale. È sul campo, quindi, che il medico può confermare quello che dicono le statistiche: dal 10 febbraio in Abruzzo è partita anche la discesa della curva dei ricoveri ordinari, l’ultima che era rimasta in crescita dopo il segno meno fatto registrare dai contagi, dagli attualmente positivi, dai pazienti in terapia intensiva e anche dai decessi.
Il picco della quarta ondata della pandemia, quella condizionata dalle varianti Delta e Omicron, per i ricoveri è quindi quello del 9 febbraio – un mese esatto dopo il picco dei contagi dell’8 gennaio – quando nei reparti di area medica abruzzesi c’erano 535 pazienti Covid. Poi è sceso di 20 il primo giorno successivo, di 7 il secondo e il terzo, di 3 il quarto e di 6 il quinto. Ieri, il numero era a 492. Meno 8%, quindi, in soli cinque giorni.
Ma, nonostante la discesa sia ormai imboccata, l’emergenza non è finita, soprattutto in Abruzzo. Anche in questo caso lo dicono le statistiche: l’Abruzzo è ancora la regione italiana con la maggiore pressione nei reparti ordinari, che qui è al 36% mentre la media italiana è al 24%. E lo conferma lo stesso Parruti, che fa anche una previsione: «Non ci sono ancora posti liberi e il carico per noi non è ancora sceso. Ci aspettiamo un alleggerimento intorno alla fine del mese di febbraio. Una cosa però ci tengo a sottolinearla: almeno a Pescara siamo riusciti a non interrompere la normale attività dell’ospedale, ma questo solo grazie ai tanti sacrifici del personale, che ha visto moltiplicarsi il proprio carico di lavoro».
Quindi ancora sulle terapie anti-Covid, arma in più contro le complicanze: «Ci stanno dando una mano importante anche monoclonali e antivirali ad evitare conseguenze per le persone a rischio che contraggono il virus, in particolare il farmaco “Remdesivir”».
Il primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale pescarese spiega poi il ruolo della variante Delta nell’impennata dei ricoveri in Abruzzo delle passate settimane, fornendo anche i numeri, e perché adesso non bisogna comunque sottovalutare la variante Omicron, lanciando il suo ennesimo appello alla popolazione, soprattutto ai non vaccinati e alle fasce più fragili della popolazione.
IL COLPO DI CODA
della variante DELTA
«La crescita dei ricoveri fino a pochi giorni fa era dovuta alla fortissima persistenza della variante Delta – che è molto più aggressiva della Omicron – soprattutto a Pescara», spiega Parruti, «il 15 gennaio, infatti, mentre la Omicron dilagava nel territorio, tra i ricoverati nei reparti ordinari pescaresi il 60%dei pazienti aveva la Delta. Nei giorni scorsi il dato è sceso intorno al 5%. Il fatto che Omicron sia meno aggressiva, insieme alla crescita delle vaccinazioni, ha permesso con il ridimensionamento di Delta di ridurre gli accessi in ospedale, ma anche la gravità delle condizioni della maggior parte dei ricoverati. Ora in ospedale ci sono soprattutto persone con altre patologie e che non hanno ricevuto la terza dose, oltre ai non vaccinati».
«NON SOTTOVALUTAtE
la variante OMICRON»
«Pazienti in gravi condizioni ci sono ancora, anche se sono meno di prima», continua il primario, «Omicron infatti non è una semplice influenza e non deve essere sottovalutata». Quindi l’appello: «Mi rivolgo principalmente alle due categorie di persone che sono ancora a rischio di gravi complicanze, anche con una variante meno aggressiva. La terza dose “booster” è importante per tutti perché garantisce una protezione dalla malattia severa, ma lo è soprattutto per chi ha altre patologie: recatevi in un hub a riceverla, le due dosi possono non bastare se le avete ricevute diversi mesi fa. L’altra categoria è quella dei non vaccinati: Omicron è meno aggressiva nei confronti di chi ha una protezione vaccinale». Per tutti: «Non è ancora giunto il tempo di abbassare la guardia».