Prostituzione, in aumento le donne italiane in strada

Dai dati del progetto Agar condotto dalla Caritas la mappa dello sfruttamento Rispetto allo scorso anno, a settembre c’è stato un aumento del 15 per cento
PESCARA. Non solo donne straniere. Si prostituiscono in strada anche uomini e donne italiane.
È quanto emerge dallo studio condotto dalla Caritas diocesana sulle strade pescaresi e dell’area metropolitana con il progetto Agar dal titolo «Vite in affitto». Uno studio fatto direttamente in strada con l’obiettivo di offrire aiuto alle persone avvicinate, ma anche per fare una mappa di un mondo parallelo e quasi sempre invisibile alla città che corre.
Invece è bastato alzare il coperchio, come ha fatto la Caritas con la collaborazione delle associazioni in rete contro la tratta degli esseri umani, per capire quanto sfruttamento e quanta sofferenza c’è lungo le nostre strade, da Silvi a Francavilla , con una concentrazione maggiore a Montesilvano, nella zona della stazione e della Pinera di Pescara.
Uno studio imponente, aggiornato a settembre 2014, quello coordinato da Valeria Pellicciaro, operatore della cooperazione internazionale, con l’apporto di Mauro Diodato, esperto in sviluppo locale e collaboratore della Fondazione Caritas di Pescara e Antonello Salvatore, responsabile dell’area Rom dell’associazione On the road e coordinatore del centro polivalente Train de Vie. Uno studio che sarà presentato questa mattina al convegno «Immigrazioni e traffico di esseri umani» moderato dal direttore del Centro Mauro Tedeschini dalle 10, nella sala consiliare del Comune, dove è atteso anche don Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele.
Partendo dai dati più aggiornati, quelli relativi a settembre 2014 emerge subito un aumento del 15 per cento delle presenze in strada rispetto allo stesso periodo del 2013. Ancora una volta la nazionalità predominante è risultata quella romena (65 per cento) seguita dalle italiane (10 per cento), dalle nigeriane (7 per cento) dalle bulgare e dalle tunisine (sei per cento). Altro fenomeno emerso, quello della prostituzione maschile: su 62 contatti avuti dagli operatori, sette riguardavano uomini. Ma non solo prostituzione. Nello stesso mese di settembre gli operatori sono andati in giro anche a osservare il fenomeno dell’accattonaggio, con l’obiettivo di “mappare” le presenze e provare a capirne l’organizzazione. Che di fatto c’è. Spiega Valeria Pellicciaro: «Dalla nostra osservazione è risultato evidente che c’è un vero e proprio mercato dietro l’accattonaggio, una sorta di filiera che parte dal livello più basso fino ad arrivare ai fornitori e agli sfruttatori. In comune, con la prostituzione, c’è lo status di rifugiato che diventa una sorta di passpartout per gli sfruttatori e su cui, come rileva Pellicciaro«andrebbe indagato con un’attenzione maggiore a chi entra in Italia».
Spiega don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana di Pescara: «Il nostro progetto deve servire proprio a fare il punto su un fenomeno come quello dello sfruttamento e della tratta di esseri umani. Un punto di partenza per iniziare a lavorare in maniera capillare in sinergia con le istituzioni. Perché, se a proposito della prostituzione c’è tanta offerta è anche perché c’è tanta domanda e allora bisogna intervenire anche a livello culturale».
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