Prostituzione, sgominata la gang bulgara

Tre arresti dei carabinieri tra Pescara e Sofia. Gli sfruttatori controllavano a vista le ragazze, posizionate nella zona sud
PESCARA. Prostitute controllate a vista dagli sfruttatori, omertose come non mai perché istruite dai capi sul comportamento da tenere in caso di controlli. Ragazze che si sono calate perfettamente nel ruolo e hanno deciso di non collaborare con i carabinieri, impegnati in un'indagine sulla prostituzione e disponibili ad aiutarle per tirarle fuori da quel giro. Quasi tutte le “squillo” hanno rifiutato di parlare con gli investigatori, mantenendo perfino un atteggiamento di sfida. Solo qualcuna ha fornito delle informazioni e una, in particolare, ha collaborato, seppure con il grande timore di ritorsioni. A spingerla, probabilmente, le angherie a cui è stata sottoposta, avendo dormito per due mesi in macchina, tra le campagne di San Silvestro e Francavilla, costretta a mangiare in strada, mentre lavorava, dove i protettori le lanciavano un panino e una bottiglietta d'acqua. Attraverso queste confidenze e dopo una lunga serie di servizi di osservazione a distanza, i carabinieri hanno ricostruito il quadro della prostituzione gestita da un gruppo di bulgari nella zona che va dalle spalle dell’Università e del Tribunale fino al confine con Francavilla, praticamente strappata alle squillo concorrenti di nazionalità romena. E, a conclusione di questa indagine (pm Andrea Papalia, gip Mariacarla Sacco), i militari hanno eseguito tre arresti, di cui il primo a gennaio e gli altri due nelle ultime ore. All’inizio dell'anno è finito in carcere a Pescara, e ora è ai domiciliari, Sergey Elenov Todonorinov, 24 anni, mentre due giorni fa sono arrivati a Roma, e sono rinchiusi a Rebibbia, i coniugi Ermenko Georgiev, 37 anni, e Rozaliya Dobrinova, 34 anni, scovati a 200 chilometri da Sofia e estradati in Italia. I due, difesi dall’avvocato Tullio Zampacorta, saranno interrogati domani mattina, a Roma, per rogatoria.
Resta da prendere il capo, anche lui destinatario del provvedimento di arresto: si tratta di Todor Todorov Milodinov, 30 anni, senza fissa dimora, già condannato per omicidio e ricercato anche dalla polizia bulgara per altri casi di tratta di essere umani. I carabinieri di Pescara lo hanno cercato anche in Bulgaria, ma di lui si sono perse le tracce. Le indagini sul suo conto sono state estese all’aspetto patrimoniale perché, presumibilmente, ha investito in Bulgaria le ricchezze accumulate con l’attività illecita, puntando su case e terreni. Per tutti l’accusa è sfruttamento della prostituzione, con aggravante della transnazionalità e il giro, per chi si è occupato delle indagini, fruttava circa 3000 euro al giorno grazie al lavoro di almeno otto ragazze indentificate a Pescara mentre altre erano probabilmente dislocate in Molise.
Tra i dodici componenti del gruppo (gli altri sono stati solo denunciati) ci sono anche untrentenne che si è reso irreperibile e un sessantenne bulgaro, soprannominato "il vecchio della bicicletta", incaricato di controllare le ragazze muovendosi sulle due ruote fino a Francavilla. Non era l'unico a tenere d'occhio le prostitute, visto che i componenti della banda, che avevano metodi diversi dai gruppi concorrenti, passavano ore in macchina a monitorare il lavoro delle squillo. Durante questi servizi le prostitute, reclutate direttamente in Bulgaria, venivano redarguite sui comportamenti da tenere e rifocillate e dovevano consegnare l’incasso agli sfruttatori. Pare che le abbiano fatte lavorare anche in Molise e in Puglia, come dimostrano gli spostamenti effettuati nel tempo, e gli affari degli indagati si sarebbero estesi anche oltre confine, al punto che per comporre il quadro i militari del Nucleo investigativo, coordinati dal maggiore Massimiliano Di Pietro, hanno collaborato non solo con la polizia bulgara e i servizi Europol ma anche con le polizie di Austria, Regno Unito, Svizzera e Grecia. Ne è venuto fuori un organigramma molto articolato, ora a disposizione di Europol. Tra i numerosi viaggi ci sono anche quelli per far arrivare in Bulgaria i soldi intascati sfruttando le prostitute, circa 50mila euro al mese, trasportati in auto passando per Brindisi e quindi per la Grecia e la ex Jugoslavia, usando il massimo della cautela e cambiando spesso veicoli e persone. Per tornare in Italia, invece, rientravano dal Friuli. Il tutto per usare il meno possibile sistemi come Western Union, che possono essere controllati. Ma non è bastato ad evitare guai con la giustizia.
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