Protesta in carcere, il caso in Parlamento

1 Giugno 2023

Dopo il suicidio, detenuti ancora in subbuglio. Interrogazione della deputata Torto (M5s), intervengono anche gli avvocati

PESCARA. Nel carcere di Pescara non si smorza l’eco della protesta di due giorni fa, quando un detenuto si è ucciso, impiccandosi nella sua cella, e gli altri della sezione giudiziaria hanno fatto scoppiare il caos, cominciando a urlare, spingendosi l’un con l’altro, in segno di protesta contro le condizioni del carcere. Uno di loro è salito su un casotto.
Anche ieri è stata «una giornata campale», dicono i sindacati dalla polizia penitenziaria: i detenuti hanno provato a non rientrare, dopo essere stati al campo di calcio, e «solo la professionalità del personale, coordinato dal dirigente aggiunto Paola Bussoli, ha evitato il ripetersi di fatti incresciosi». Allarme rientrato, per ora, ma «la situazione non è da sottovalutare», sottolineano Sappe, Osapp, Uil, Uspp, Cisl e Cgil che hanno da tempo dichiarato lo stato di agitazione denunciando «lo stato di abbandono delle strutture abruzzesi, ricettacoli di detenuti problematici di altre regioni. In questi mesi», proseguono, «abbiamo cercato di coinvolgere le autorità, con i prefetti, senza risultati».
Dall’Osapp Nicola Di Felice lancia «un appello ai parlamentari abruzzesi per creare un tavolo tecnico» e annuncia che i sindacati stanno «valutando ogni forma di protesta». «I fatti accaduti erano preannunciati», commenta la Cgil Fp polizia penitenziaria, guidata da Gino Ciampa, ricordando che ci sono stati degli incontri con «le massime istituzioni ma nulla è accaduto e le condizioni di lavoro sono peggiorate. Ora la misura è colma». «È necessario un intervento del Governo in tempi brevissimi», dice dal M5S il deputato Daniela Torto, che ha depositato una interrogazione parlamentare.
Una denuncia arriva anche dagli avvocati penalisti pescaresi sulla «inerzia del parlamento, del governo e della amministrazione penitenziaria, di fronte alla situazione di degrado e inefficienza che coinvolge l’esecuzione della pena» in carcere, per via del sovraffollamento, del poco personale e della altissima presenza di detenuti psichiatrici.
La Camera Penale chiede di «potenziare le strutture sanitarie e trattamenti individualizzati dei detenuti, per scongiurare gesti estremi», dopo il suicidio di martedì e il tentativo di suicidio un altro detenuto, una delle vittime dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere del 2020, ora ricoverato in gravissime condizioni. Ieri, il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno della Lega per sollecitare il ministero della Giustizia ad affrontare la grave situazione del carcere «assegnando personale e riducendo i detenuti». (f.bu.)
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