Protesta insegnanti, in 300 al selfie-mob

Contro la “buona scuola” di Renzi, hanno letto in piazza Salotto gli articoli della Costituzione e cantato l’Inno d’Italia
PESCARA. Riuniti in piazza Salotto, ancora con i lumini, e ancora vestiti a lutto come lo scorso 23 aprile alla Nave di cascella, circa trecento tra insegnanti e personale Ata delle scuole pubbliche cittadine (compresa qualche presenza da Montesilvano e Francavilla) sono tornati a manifestare.
Questa volta alla vigilia dello sciopero nazionale, ma ancora senza sindacati e partiti alle spalle. Al contrario, gli insegnanti che hanno partecipato ieri pomeriggio al Selfie Mob organizzato dall’omonimo coordinamento nazionale ci hanno messo davvero la faccia, immortalata con un selfie «per comunicare a tutti», spiega la coordinatrice cittadina Chiara Zoppo, «il dissenso dei docenti e del personale Ata versola riforma della scuola. Per far capire a tutti, ma soprattutto alle famiglie, che questa riforma del governo non è positiva per la scuola. Quotidianamente su qyesto tema arrivano messaggi distorti e fuorvianti, come se noi fossimo contrari alle assunzioni dei precari che il governo dice di fare. Ma in realtà», va avanti l’insegnnte, «sono assunzioni che dovevano fare comunque e che neanche basteranno, mentre di fatto la riforma va a acambiare il cuore della democrazia e della scuola».
Per questo dalle 19, e per meno di un’ora, i manifestanti tra cui anche molti genitori con figli al seguito, hanno letto gli articoli della Costituzione relativi alle pari opportunità ad avere un insegnamento adeguato a prescindere dalle fasce economiche di appartenenza e alla libertà di insegnamento come diritto costituzionale. Quindi, hanno cantato l’Inno d’Italia per difendere la scuola pubblica della Costituzione, «quella inclusiva e cooperativa», sottolinea un’altra insegnante in piazza, «dove non c’è spazio per il dirigente sceriffo e non c’è spazio per una competizione assurda tra docenti e scuole diverse. Perché se il primo passo di questo disegno di legge è che saranno i dirigenti a scegliere i docenti, il secondo passo sarà la scelta degli alunni, perché se la valutazione del merito dev’essere fatta sui risultati delle scuole, allora occorreranno, oltre che ottimi insegnanti, anche ottimi alunni, scelti su misura. Anche per questo stiamo scendendo in piazza: per rivendicare le tutele contrattuali, i diritti stipendiali, ma per la prima volta, per autodifesa. È la scuola che si sta autodifendendo». (s.d.l.)

