Protesta per gli stipendi «Vogliamo i nostri soldi»

I dipendenti della Majella e Morrone manifestano sotto la Regione con striscioni L’assessore Sclocco: 200 mila euro tra 15 giorni. I lavoratori: basta promesse
PESCARA. Ieri, non appena arrivati sotto la sede di Pescara della Regione di viale Bovio per protestare e chiedere il pagamento di 9 stipendi arretrati, hanno sentito un’altra promessa: «Entro fine mese, nelle casse della Comunità montana Majella e Morrone, arriveranno oltre 200 mila euro che andranno ad aggiungersi ai 150 mila euro già disponibili da adesso», così l’assessore regionale Pd alle Politiche sociali Marinella Sclocco ha accolto i lavoratori dell’azienda speciale Majella e Morrone. «Ma noi non crediamo più alle promesse», ha risposto la sindacalista Cgil Alessandra Tersigni. Dietro di lei, i dipendenti con i cartelli. Su uno, è riportato anche l’articolo 36 della Costituzione: «Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa». Ma da 9 mesi, i 65 dipendenti non prendono un euro e lavorano come dei volontari: l’11 marzo scorso, la Regione ha promesso il pagamento degli arretrati entro «un paio di giorni, al massimo lunedì». Non è stato così: «I servizi sociali devono essere garantiti dalle istituzioni non da noi. Non abbiamo i soldi per la spesa figuriamoci per la benzina. Pagateci gli stipendi», hanno gridato i lavoratori, loro che assicurano i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara.
Sulla «disastrosa situazione economica», il consigliere regionale Leandro Bracco ha presentato un esposto disegnando presunte incompatibilità e sprechi.
Se l’ultima promessa della Sclocco fosse vera, bisognerebbe aspettare altri 15 giorni. «Ma non c’è certezza che i soldi della Regione servano davvero per pagare gli stipendi. Sui conti incombono i pignoramenti», ha detto Tersigni. Oltre ai 3 milioni di euro di debiti verso Equitalia, Inps e Inail, gli ultimi pignoramenti per 160 mila euro arrivano da due ex dipendenti: «Si allarga sempre più il buco», per Cgil-fp e Uil-fp. E il piano di risanamento avviato da Paolo Costanzi, commissario della Comunita montana in liquidazione, ente proprietario dell’azienda speciale, rischia di arenarsi: Costanzi potrebbe lasciare l’incarico per una incompatibilità.
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