Protesta per la nuova ferrovia «Fermate subito quel progetto»

Oltre 200 persone si sono riunite davanti all’Aurum a Pescara mentre si svolgeva il dibattito con Rfi Presenti sindaci e cittadini di sei Comuni: ci opporremo in ogni modo alla devastazione del territorio
PESCARA. Hanno fischiato e strombettato. Hanno appeso gli striscioni agli alberi e i cartelli al collo per dire: «No al raddoppio ferroviario e sì alla salute» e «No alla devastazione del nostro territorio e sì al progresso». Hanno fatto molto rumore, un rumore assordante gli attivisti, circa 225, dei comitati Comferr di Manoppello, FerroVia di Chieti scalo, No ferrovia Sì strada verde di San Giovanni Teatino e Cittadini di Alanno e Scafa, che ieri pomeriggio hanno dato vita alla «protesta dei fischietti» (da capotreno) davanti all'Aurum.
Al fianco dei manifestanti, i sindaci e i rappresentanti politici dei Comuni interessati. Mentre all'interno si svolgeva l'incontro conclusivo del dibattito pubblico, organizzato da Iolanda Romano (collegata in remoto) che in 45 giorni ha raccolto le osservazioni, i dubbi e le istanze dei residenti dei territori interessati al passaggio dello snodo che nelle intenzioni di Rfi accorcerebbe i tempi di percorrenza lungo la linea Pescara-Roma (circa 200 chilometri), 22 il tracciato da Pescara a Manoppello. Alla riunione, aperta da Vincenzo Macello, dirigente Rfi e commissario straordinario dei lavori, erano presenti i sindaci dei Comuni di Chieti, Manoppello, Scafa, Rosciano, Alanno e San Giovanni Teatino, rispettivamente Diego Ferrara, Giorgio De Luca, Maurizio Giancola, Simone Palozzo, Oscar Pezzi e Giorgio Di Clemente. Dopo due ore di trambusto, arriva il messaggio della coordinatrice Romano alla folla assiepata davanti ai cancelli di largo Gardone Riviera: «I comitati e i sindaci sono stati coinvolti opportunamente e con grande anticipo e invitati ad intervenire alla presentazione di oggi. Nonostante le legittime critiche espresse da molti sul progetto, ognuno degli incontri si è svolto in modo civile, aperto e trasparente. Lo stesso sarebbe potuto avvenire oggi».
Ulteriori osservazioni sono rimandate alla conferenza dei servizi che si svolgerà a giugno durante la quale saranno definiti gli interventi sui tracciati e resi noti ufficialmente da Rfi. Fino a quel momento i comitati hanno deciso di «dare mandato ai magistrati di vederci chiaro e continuare le proteste», annuncia Hermo D'Astolfo, portavoce dei comitati, «la prossima sarà davanti alla Regione per invitare il presidente Marco Marsilio a venire nei nostri territori per capire le nostre ragioni e non collegarsi dall'estero come oggi». Armati di trombe, trombette da stadio e fischietti, i cittadini hanno urlato la loro rabbia contro un progetto «inutile, inquinante, che taglia in due i paesi e distrugge case e aziende».
Da Alanno, Elio Odoardi e Benito Franceschelli, disegnano uno scenario inquietante: «Da Manoppello a Scafa è previsto l'abbattimento di 21 abitazioni, un’azienda del ferro e un opificio che dà lavoro a 150 operai. Un intero quartiere verrà raso al suolo per far passare un centinaio di treni merci al giorno. È un'opera inutile, milioni di euro spesi solo per guadagnare 7-15 minuti di velocità, per fare ciò basterebbe riattivare gli scambi ferroviari». Da Chieti scalo, Mariantonietta Sablone è inferocita: «Distruggeranno case ed esproprieranno terreni, innalzeranno barriere anti-rumore sotto le finestre delle abitazioni che rimarranno in piedi, saremo murati in casa e non potremo entrare nei garage. Le offerte che ci faranno non sarebbero mai equiparate alle conseguenze di questo scellerato progetto».
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