Proteste anche all’ospedale civile Gli infermieri: qui non si respira

13 Agosto 2017

PESCARA . Se ci sono spesso non funzionano, creando disagi ai pazienti ricoverati e al personale sanitario, che passa da stanze fresche a locali roventi e viceversa, in un alternarsi di caldo-freddo...

PESCARA . Se ci sono spesso non funzionano, creando disagi ai pazienti ricoverati e al personale sanitario, che passa da stanze fresche a locali roventi e viceversa, in un alternarsi di caldo-freddo che mette a repentaglio nervi e salute. A denunciare i disagi che si sono verificati all’interno dell’ospedale di Pescara nei giorni della canicola africana, è il segretario provinciale del NurSind di Pescara, Antonio Argentini. Il rappresentante sindacale del personale infermieristico afferma di aver ricevuto diverse segnalazioni circa «l’inadeguatezza della maggior parte degli ambienti di lavoro e delle sale di degenza della Asl di Pescara», in materia di microclima. «Inoltre», aggiunge, «in diversi reparti, come Urologia, ci sono stanze con condizionatori e locali privi di impianto, che comportano per il lavoratore il passaggio repentino da alte temperature a basse temperature, circostanza che non garantisce le migliori condizioni del microclima nell’ambiente di lavoro e, più in generale, il benessere psicofisico della persona». Argentini ha inviato una lettera ai vertici della Asl per chiedere «il rispetto delle norme e delle pronunce giurisprudenziali in materia, affinché si provveda all’immediata messa a norma dei luoghi di lavoro e di degenza ospedaliera». In assenza di risposte da parte della Asl, il NurSind non esclude il ricorso alle autorità competenti. «Com’è noto», sottolinea Argentini, «il livello ottimale della temperatura dell’aria viene generalmente indicato fra i 19 e i 24 centigradi». Citando il testo unico sulla sicurezza, Argentini ricorda che «la temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all’organismo umano, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori. Di recente poi la Cassazione ha stabilito che nei confronti del datore di lavoro esiste un preciso obbligo di tutelare la salute psicofisica dei prestatori di lavoro e di assicurare che i locali, non siano eccessivamente né caldi né freddi. Il datore di lavoro è obbligato ad assicurare condizioni di lavoro idonee necessarie a tutelare l’integrità psicofisica dei lavoratori, e assicurare che i locali dell’azienda siano in condizioni tali da permettere agli stessi di adempiere le prestazioni contrattuali cui sono obbligati».
Il direttore generale della Asl, Armando Mancini, dal canto suo, ribadisce che quello della climatizzazione è un problema che nelle strutture sanitarie va avanti da tempo. «L’ospedale di Pescara», afferma, «non nasce climatizzato, ma lo è diventato nel corso degli anni. Le terapie intensive, ad esempio, sono climatizzate, e la maggior parte dei reparti sono dotati di condizionatore. Ovviamente, in situazioni particolari, come quella delle ultime settimane, anche i condizionatori vanno in affanno, col sovraccarico della rete elettrica che non ce la fa a sostenere la continua richiesta di energia. È successo giorni fa nei reparti dell’ala Nord, dove è saltato il salvavita, ed è stato necessario aspettare il raffreddamento prima di poter riaccendere. Non dimentichiamo», conclude Mancini, «che questo è stato uno degli anni più caldi dell’ultimo secolo, e ovviamente anche i sistemi di condizionamento sono in grado di abbassare le temperature entro certi limiti. La loro capacità dipende anche dalla temperatura esterna. (a.bag.)