Provincia a rischio paralisi Mancano dieci milioni

Di Marco: da scongiurare i tagli, altrimenti niente fondi per scuole e strade Oggi l’incontro con i parlamentari per gli emendamenti alla legge di stabilità
PESCARA. Dal primo gennaio la Provincia di Pescara rischia la paralisi: niente stipendi, niente riscaldamento nelle scuole, niente manutenzione delle strade, nessuna attività nel settore dell’ambiente. Al momento il pericolo è più che concreto perché si annuncia un taglio del Governo di 500 milioni di euro sulle Province e proprio per questo oggi sarà lanciato un appello ai parlamentari abruzzesi, affinché evitino il peggio. Alle 15, alla Camera dei Deputati, è previsto un incontro tra i parlamentari eletti in regione e le delegazioni delle quattro Province abruzzesi, guidate da Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara e dell’Unione delle Province d'Abruzzo. Nel corso della riunione, sarà proposto a deputati e senatori un pacchetto di emendamenti relativi alla legge di stabilità 2016 approvata in Senato, per apportare quei correttivi che consentirebbero la sopravvivenza delle Province. La partita, spiega Di Marco annunciando l’incontro, si giocherà in occasione del passaggio della legge alla Camera dei deputati, cioè entro la prossima settimana.
«Pensiamo», commenta il presidente di Palazzo dei marmi, «che da parte dei parlamentari non ci sia la piena consapevolezza della situazione che stiamo vivendo. Dal primo gennaio 2016, noi saremo senza bilanci (non essendo stato approvato il triennale) il che vuol dire che teoricamente non avremo i fondi per fare niente, o meglio non li possiamo utilizzare, per cui si rischia un salto nel vuoto. Se poi dovessero passare i tagli previsti, non sapremmo davvero come andare avanti. Quindi intendiamo svegliare i parlamentari, così poi non potranno dire che non ne sapevano niente. Fino ad oggi hanno sempre assicurato disponibilità, di fronte ai miei appelli, e ora vediamo cosa accadrà». I conti della Provincia di Pescara registrano un disequilibrio sul 2016 di circa 10 milioni di euro, una somma già decurtata di quei tre milioni di euro in più che graverebbero sul bilancio se tutto il personale rimanesse in carico all’ente. Invece per gli addetti alle funzioni non fondamentali si attende il trasferimento in Regione o in altri enti (e qualcosa di più dovrebbe emergere venerdì, nel corso della riunione dell’Osservatorio regionale). Con gli emendamenti che saranno sottoposti ai parlamentari saranno sollecitate una serie di azioni: l’eliminazione del taglio previsto per il 2016 (che per Pescara sarebbe di 4 milioni e mezzo), il via libera ad alcune operazioni su prestiti e mutui (per le rinegoziazioni), interventi sull’utilizzo delle entrate per le alienazioni patrimoniali. Tutte misure che consentirebbero di predisporre il bilancio del 2016 in equilibrio, permettendo lo svolgimento delle funzioni assegnate alla Provincia su scuole, viabilità e ambiente. Se non passerà questa strategia, però, si rischia la paralisi.
E se nel 2015 si è riusciti ad andare avanti utilizzando l’avanzo di amministrazione degli anni passati, per circa 4 milioni e mezzo, ora il salvadanaio è vuoto. Per finire: a chi pensa che le Province non esistano più, da piazza Italia rispondono che «le Province ci sono, hanno le stesse funzioni di prima ma sono senza fondi».
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