Provocazione flop Allontanata la tenda anti-immigrati

I militari invitano il gruppo dei “patrioti” a lasciare la pineta Aliano amareggiato: «Alla fine, il problema siamo noi»
MONTESILVANO. Avevano detto che avrebbero trascorso una notte in tenda nella pineta come forma di provocazione contro i bivacchi degli immigrati, ma dopo un’ora i carabinieri sono intervenuti e l’iniziativa si è chiusa con molto amaro in bocca per i protagonisti. Parliamo del consigliere comunale Anthony Aliano e di un gruppo di esponenti – o “patrioti” come amano definirsi – di Fratelli d’Italia che venerdì, armati di tende e bandiere tricolori, hanno raggiunto la riserva di Santa Filomena dove da mesi, ormai, si accampano gruppi di immigrati.
Nonostante i tre sgomberi in appena cinque giorni promossi dalle forze dell’ordine e dall’amministrazione comunale nei giorni scorsi, infatti, i senza dimora continuano a utilizzare la principale area verde della città come rifugio di fortuna per trascorrere la notte. Difficile comprendere chi siano questi stranieri, se ex residenti delle palazzine di via Ariosto sgomberate la scorsa estate o magari richiedenti asilo allontanati o espulsi dai Cas, ma rimasti ugualmente sul territorio comunale. Di certo, è una situazione che da mesi esaspera i residenti che hanno trovato una spalla nei componenti del coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia. A cominciare proprio da Aliano che venerdì sera, accompagnato da un gruppo di amici e colleghi di partito, come Marco Forconi e Gianni Scaburri, ha messo in scena la protesta.
«Passeremo una notte nella pineta», aveva annunciato nei giorni scorsi il consigliere, «laddove, da circa un anno, continuano a stazionare gruppi di immigrati. E perché no, giacché ci siamo, potremo instillare, con buoni propositi, l’idea di come nel nostro Paese si possa vivere bene solo rispettando le regole».
Più che trascorrere la notte all’addiaccio, il proposito dei promotori dell’iniziativa era probabilmente quello di capire cosa avrebbero fatto le forze dell’ordine di fronte alla protesta/provocazione, dal momento che poco dopo essere arrivati, sono stati proprio loro a chiamare polizia municipale e carabinieri. «Dopo circa un’ora i militari dell’Arma sono arrivati e, paradossalmente, hanno chiesto le generalità solo al sottoscritto, invitandoci ad andare via», racconta con amarezza Aliano. «Il gruppo di stranieri, che aveva addirittura un braciere acceso, birra, vino e sporcizia intorno, è stato lasciato libero di continuare il proprio bivacco in maniera indisturbata. Ma noi continueremo, fino a quando non se ne andranno». Tra le diverse manifestazioni di solidarietà e stima (alcune delle quali dai toni marcatamente razzisti) rivolte al gruppo di “patrioti” sui social network, anche numerose voci fuori dal coro, come quella dell’ex collega di giunta di Aliano ai tempi dell’amministrazione Di Mattia, Vittorio Iovine.
«Nessuno, neppure i gatti randagi, preferisce "bivaccare" in pineta in pieno inverno», dice, «ma se qualcuno viene sgomberato a manganellate dalla propria casa, da qualche altra parte dovrà pur dormire. All'indomani dei fatti di via Ariosto, provocatoriamente dissi: la deportazione l'avete fatta, adesso fate i lager. Oggi vi dico, avete lasciato il lavoro a metà». Poi, rivolto adl Aliano: «La tenda dovresti piantarla in piazza Diaz, dove una volta c'era il monumento ai Caduti (quelli sì, patrioti) e startene là fin quando qualcuno, dal Palazzo, non decida di proporre un piano serio di accoglienza per gli sfollati. Se lo fai, vengo pure io».
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