Provocò l’incidente mortale Il giudice: no al patteggiamento

3 Luglio 2019

La difesa del 30enne di Tocco imputato di omicidio stradale per la morte di Caterina Pettinella aveva chiesto una pena di 3 anni e 10 mesi. Il pm si è opposto: udienza preliminare il 24 settembre

PESCARA. Servirà un'altra udienza per definire davanti al gup, Elio Bongrazio, la vicenda giudiziaria riguardante la morte di Caterina Pettinella, la ragazza di 25 anni vittima di un terribile incidente stradale avvenuto la notte tra l'11 e il 12 giugno 2018 in contrada Osservanza di Tocco da Casauria.
Quella tragica sera, alla guida dell'auto sulla quale si trovava la giovane, c'era l'imputato, L.L., un 30enne di Tocco, difeso dall'avvocato Sergio Della Rocca. A bordo della vettura c'erano anche gli sposini australiani originari di Tocco, C.P., di 26 anni, e A.P., di 23, rimasti gravemente feriti nello schianto. L'udienza di ieri mattina a Pescara era finalizzata alla verifica di un possibile patteggiamento ma, di fronte alla proposta della difesa dell'imputato di patteggiare una pena di 3 anni e 10 mesi, il pm Paolo Pompa ha opposto un fermo diniego ritenendo - con soddisfazione delle parti civili - la pena del tutto esigua. Dopo il no del pubblico ministero a tale richiesta di patteggiamento, l'udienza preliminare è stata quindi aggiornata dal giudice Bongrazio al prossimo 24 settembre per far sì che il difensore dell'imputato possa provare a chiedere un patteggiamento per una pena piu consistente o accedere eventualmente al rito abbreviato.
Intanto, i familiari di Caterina (i genitori e la sorella Federica), rappresentati dagli avvocati Matteo Cavallucci e Giovanna Cappola, sono già stati risarciti dalla compagnia assicurativa del 30enne. Ad oggi non risulta risarcita l'altra parte civile, ossia la coppia australiana, assistita dall'avvocato Carlo Masci. Quella notte di inizio estate, Caterina era insieme a C.P. e A.P., arrivati in paese durante il viaggio di nozze per trascorrere qualche giorno con i parenti prima di partire per la Grecia, il giorno dopo. Attorno alle 23, prima di tornare a casa, Caterina e gli sposini salirono sulla Giulietta Alfa Rome condotta dall’amico per un breve giro. Ma nella zona del convento l’auto, nell’affrontare una curva a destra lungo una stradina stretta e in salita, sfrecciò dritta, andandosi a schiantare contro un muro di contenimento di un terrapieno. In particolare, il pm Pompa contesta all'imputato di «avere cagionato, per colpa, la morte di Caterina e lesioni personali gravi agli altri due passeggeri, tali da porli entrambi in pericolo di vita». «Colpa», sempre secondo il pm «consistita in negligenza e imprudenza, nonché nella violazione degli articoli 141 e 186 del codice della strada, ossia nel porsi alla guida dell’autovettura in stato di ebbrezza alcolica» (il tasso alcolemico di L.L. era pari 0,9 g/l) e «nel condurre l’autovettura lungo un tratto di strada con curva volgente a destra a una velocità eccessiva per effetto della quale», si legge ancora nel capo di imputazione «perdeva il controllo del mezzo che andava a collidere violentemente contro un muro di contenimento collocato nel senso opposto di marcia, determinando il decesso di Caterina Pettinella e lesioni personali gravi» alla coppia di sposi.