Psicosi guerra, nei supermercati scatta il razionamento dei cibi

Gli scaffali cominciano a svuotarsi: non più di due prodotti a testa per chi cerca farina e olio di semi La situazione può peggiorare, ma è braccio di ferro sullo sciopero degli autotrasportatori di domani
Scaffali vuoti e supermercati che corrono ai ripari razionando le vendite di alcuni prodotti, a partire da farine e oli di semi: la guerra in Ucraina fa scattare la psicosi anche in Abruzzo. È una tempesta perfetta. Da una parte ci sono infatti le difficoltà legate alle importazioni di beni dai paesi dell’Est Europa, come il grano e i semi. Dall’altra c’è l’impennata dei costi della benzina e l’incognita dello sciopero a oltranza da domani degli autotrasportatori: annunciato da una sigla, smentito da quelle principali, bloccato dal Garante, ma a ieri sera non ancora revocato del tutto. Nel caos, c’è quindi l’assalto degli abruzzesi agli scaffali della grande distribuzione, ma anche alle pompe di benzina.
«Non ci sono problemi di reperibilità di prodotto a scaffale. Le aziende della distribuzione sono impegnate a garantire la continuità di approvvigionamento e al momento non ravvisiamo criticità»: così Federdistribuzione ha cercato di rassicurare la cittadinanza e di fermare le prime avvisaglie di psicosi viste negli ultimi giorni nei supermercati di tutta Italia.
PRODOTTI RAZIONATI
E PRESI D’ASSALTO
In alcuni supermercati abruzzesi ieri erano vuoti gli scaffali di prodotti come zucchero e lievito, per altri anche carta igienica e prodotti alimentari in scatola. Ma ad essere svuotati erano anche e soprattutto quelli di prodotti legati alle importazioni da Ucraina e Russia, che in molti punti vendita abruzzesi della grande distribuzione sono stati razionati. Sono in particolare le farine, prodotte con il grano di cui la Russia è il terzo produttore mondiale e l’Ucraina il settimo. Razionamento anche per gli oli di semi: il Paese invaso è anche il sesto nella produzione di mais e il primo al mondo per i semi di girasole; il Paese invasore è invece tra i primi produttori di soia. Svuotati, di conseguenza, anche alcuni scaffali di olio di arachidi.
«A fronte della grave situazione internazionale, per garantire continuità di rifornimento», così nei punti vendita abruzzesi di una grande catena di discount viene motivato il limite di due pezzi acquistabili per tutti i tipi di oli di semi e le farine.
STANGATA SUI CARBURANTI
E LO SCIOPERO DEI TIR
In questo scenario, si aggiunge anche l’impennata dei prezzi dei carburanti – con benzina e gasolio che ieri hanno sfiorato rispettivamente il prezzo di 2,30 euro al litro – che hanno portato gli autotrasportatori italiani – o almeno una parte di loro – a organizzare un grande sciopero per domani, che ha in qualche modo favorito l’assalto dei cittadini agli scaffali dei supermercati per fare scorta di beni di prima necessità.
Lo sciopero resta però un’incognita. Ieri, infatti, la Commissione di garanzia per lo sciopero ha bloccato la protesta dei tir per mancato preavviso. In una comunicazione inviata a Trasportounito e ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Interno, la commissione ha segnalato infatti il «mancato rispetto del termine di preavviso di 25 giorni» e ha richiamato «l’obbligo di predeterminazione della durata dell'astensione».
Il fermo, però, ieri sera non era stato ancora revocato da Trasportounito (che lo aveva annunciato), né tramite il suo sito web, né i canali sociali. Mentre la Federazione italiana autotrasporti professionali Fiap ha preso le distanze sia dallo sciopero che da Trasportounito. «Il gasolio continua a crescere e molte imprese non riescono a trasferire l’incremento dei costi di gestione sulla committenza. Per questo, alcune di loro, stanno decidendo di tenere fermi i mezzi sino a quando le condizioni consentiranno di non viaggiare più in perdita», si legge nella nota della Fiap, «confidiamo quindi nel prossimo incontro con il ministero delle Infrastrutture che si terrà martedì 15 marzo. Tutte le associazioni aderenti ad Unatras, oltre il 90 per cento delle imprese di autotrasporto italiane, valuteranno l’esito dell’incontro e solo allora decideranno se e quali iniziative attuare in aggiunta a quelle già previste per il 19 marzo. Stigmatizziamo pertanto qualsiasi iniziativa che dovesse essere messa in atto prima del 15 marzo».

