«Punto nascita, nessun ricorso è stato presentato»

Penne, il portavoce del movimento della sanità attacca il sindaco D’Alfonso: «Aveva annunciato iniziative in difesa dell’ospedale San Massimo»
PENNE. La chiusura del punto nascite dell’ospedale San Massimo di Penne si avvicina. La data di disattivazione del servizio è stata fissata, con una delibera della Asl dello scorso 30 giugno, al 15 novembre prossimo, ma il comitato per la sanità vestina non ha nessuna intenzione di mollare la presa, anzi.
Il portavoce del movimento cittadino, Gabriele Frisa, è tornato sull’argomento invitando il sindaco, Rocco D’Alfonso e il presidente della Regione Abruzzo a invertire la rotta dei tagli nell’ospedale vestino. «Come comitato per la sanità vestina chiediamo al sindaco e alla sua giunta se sia stato inoltrato o meno il ricorso per salvare il punto nascite del San Massimo. Altri Comuni, come Atri, alle parole hanno fatto seguire i fatti ed hanno presentato il ricorso al Tar, così come proposto inizialmente dal nostro comitato. Sono vent’anni che l’ospedale di Penne subisce tagli senza ricevere alcun servizio aggiuntivo, con investimenti vicini allo zero. Anche per quel che riguarda la ristrutturazione del presidio sanitario, recentemente sbandierata, non si conoscono tempi e modalità sull’inizio dei lavori. Continuando a ridurre i servizi» prosegue Frisa «l’ospedale San Massimo sarà destinato alla chiusura. Non è possibile che un comprensorio come quello dell’area vestina venga considerato di serie B, mentre nell’area metropolitana Pescara-Chieti, in meno di un quarto d’ora di macchina, sono concentrati tra cliniche accreditate e ospedali i almeno cinque o sei strutture sanitarie. È una vergogna. Invito il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che durante la sua campagna elettorale aveva promesso investimenti e un futuro roseo per il nostro ospedale, a invertire la rotta dei tagli e a investire sui servizi e nel miglioramento del personale medico-infermieristico. È necessario bloccare immediatamente la chiusura del punto nascite e consentire alle partorienti dell’area vestina, soprattutto a quelle residenti nei territori pedemontani, come Farindola, Montebello di Bertona , Civitella Casanova, di poter contare su un reparto mascite non troppo distante dalle proprie abitazioni. Ricordo al governatore Regione Abruzzo» aggiunge ilprotavoce del movimento, che l’area vestina, che ha un’ampiezza territoriale pari a quattro volte il comune di Milano, paga le conseguenze di una viabilità inadeguata in caso di emergenze sanitarie», chiosato il portavoce del movimento per la sanità vestina.
Francesco Bellante
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