Punto Nascite, appello al sindaco

10 Gennaio 2015

Il movimento per la sanità vestina chiede di diffidare la Regione

PENNE. Non si placano le polemiche sul futuro del punto nascite dell'ospedale San Massimo. Il movimento per la sanità vestina torna alla carica contro la decisione della Regione di sopprimere i reparti nascita degli ospedali che non rientrano negli standard fissati nell'accordo Stato-Regioni del 2010, ripreso nel decreto Fazio, il ministro della Salute del governo Berlusconi.

Il punto nascite pennese è quello, tra i 12 abruzzesi, che ha fatto registrare meno parti nel 2013 (311). «Non si può prendere una decisione facendo soltanto dei calcoli numerici. Il comprensorio vestino, che ha un'ampiezza tre volte superiore al Comune di Milano, è un territorio svantaggiato dal punto di vista della viabilità e la decisione dell'assessore Paolucci metterà, non appena diventerà operativa, a serio rischio la salute di molte partorienti. Invito il sindaco, Rocco D'Alfonso, e tutta la sua amministrazione a contattare un legale per avviare un'azione contro la Regione Abruzzo, che non ha tenuto conto dell'articolo 32 della Costituzione e delle possibilità di salvare il nostro presidio sanitario in virtù di un evidente svantaggio territoriale. Mi domando se l'assessore Silvio Paolucci comprenda il rischio che una partoriente di Farindola potrà incorrere nel caso di un urgente e problematico trasferimento a Pescara. La viabilità dell'area vestina» , afferma il portavoce del movimento, Gabriele Frisa «è fortemente penalizzante e, per questo, chiediamo alla Regione di tornare quanto prima sui suoi passi. La Provincia di Pescara, nel caso di soppressione del punto nascite vestino, rimarrebbe con un solo punto nascita, quello sull'orlo del collasso dell’ospedale di Pescara». (f.bel.)

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