«Punto nascite, no alla chiusura»
Il Movimento per la sanità vestina: manca poco, il Comune si muova
PENNE. Il futuro dell’ospedale San Massimo di Penne preoccupa il Movimento per la sanità vestina. La chiusura del punto nascite, fissata per il prossimo 15 novembre, e la riorganizzazione del presidio fanno ancora discutere: «È stata fissata una data di chiusura del punto nascite, ma non c’è stata nessuna iniziativa per cercare di sopperire a eventuali emergenze per le partorienti dell’area vestina. Non è stato affatto potenziato il parco ambulanze del 118 e, considerata la disastrosa viabilità dell’area vestina, in caso di complicazioni improvvise, le partorienti rischieranno seriamente la vita. Siamo preoccupati», incalza il portavoce del movimento Gabriele Frisa, «anche per il futuro del Pronto soccorso e della riorganizzazione dell’intero ospedale decisa dalla Regione.Mi aspetto che il sindaco Rocco D’Alfonso e tutta la giunta comunale prendano iniziative forti nei confronti della Regione. Sono anni che l’ospedale di Penne subisce tagli a fronte di investimenti vicini allo zero».
La Regione sembra intenzionata, nonostante le proteste arrivate a più riprese da più territori, ad attuare una rivoluzione sanitaria. Il tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza hanno sollevato nel corso delle riunioni effettuate negli ultimi mesi diverse criticità delle strutture sanitarie regionali. Il tavolo di lavoro, ad esempio, ha evidenziato la presenza di presidi ospedalieri sede di pronto soccorso che registrano meno di 20 mila accessi annuali. Il San Massimo di Penne ha fatto registrare 14.415 accessi per quel che riguarda la rete di emergenza-urgenza e anch’esso rischia di finire nell’elenco delle strutture che saranno oggetto di una rimodulazione. Il rischio maggiore è che il Pronto soccorso possa subire una riduzione delle attività.
Francesco Bellante
©RIPRODUZIONE RISERVATA

