«Qua il Comune sono io» Trisi e le gare “aggiustate”

Tra i lavori nel mirino della Procura, quelli per l’Asse attrezzato e per l’Aca
PESCARA. «Qua il Comune sono io». Così diceva il dirigente dei lavori pubblici del Comune di Pescara, Fabrizio Trisi (finito in carcere insieme all’imprenditore Vincenzo De Leonibus e due pusher), ai componenti del “branco”. Branco composto da Trisi, l’imprenditore e i due stretti collaboratori del dirigente, Jairo Ricordi e Gianluca Centorame. Lo diceva non si sa se sotto l’effetto della cocaina, della quale il branco faceva grande uso, o in un momento di lucidità.
GESTIONE PERSONALISTICA Sta di fatto che il suo era il settore più delicato del Comune e lui, come sostiene la Procura (Luca Sciarretta e Anna Benigni e lo stesso gip Fabrizio Cingolani che ha firmato gli arresti), lo gestiva in maniera molto personalistica, favorendo una serie di imprenditori fra cui il principale, De Leonibus. Un’inchiesta che sta facendo tremare la giunta guidata dal sindaco Carlo Masci, anche perché sono previsti ulteriori sviluppi delle indagini.
«NON SONO PREOCCUPATO» Ma già le notizie che il Centro pubblicò lo scorso ottobre sull’inchiesta crearono il panico nel “branco”, imposero al gruppo di rivedere i loro comportamenti, ma solo al telefono. «Facciamo così», dice Trisi a Jairo Ricordi, suo stretto collaboratore, «parliamo nel “quartiglio” (gruppo Whatsapp del “branco”) da adesso in poi. Mo sai che faccio Ja per stare sereno? Perché queste mattità che escono sul giornale mi innervosiscono a livello umano, non perché sono preoccupato: mi faccio la patente da caccia... a sparare in mezzo alle terre, penso: questo è? Blasioli, pam, e quello muore... questo è? Alessandrini, pam e quello muore... basta che pensi a qualche nemico e tu gli spari, e quello muore». Tutti comportamenti che vengono evidenziati dalla procura nella richiesta di misure, in relazione alla possibilità di inquinamento delle prove. I magistrati hanno ancora molto da lavorare su questa inchiesta della quale si conosce forse soltanto una piccola parte. Ci sono da sentire numerosi testimoni, da acquisire ancora tantissime carte anche in relazione ai favori fatti da Trisi ad altri imprenditori.
SISTEMA CLIENTELARE Trisi, secondo la procura, potrebbe reiterare i reati. «Egli agisce come dominus all’interno dell’Ente comunale, ma non per garantire la migliore qualità del servizio pubblico quanto, piuttosto, per assicurare agli imprenditori commesse e quindi denari, così intessendo quella fitta rete di relazioni affaristiche che costituiscono l’humus del sistema clientelare e, infine, della corruttela: l’impresa che deve compiere lavori per la collettività viene scelta non perché sia quella effettivamente in grado di meglio realizzare l’opera rispetto ad altre imprese concorrenti, ma perché è quella che offre prebende al pubblico funzionario che gli affida i lavori». Con costi che ricadono, come sostengono i magistrati, sulla collettività che «non solo non avrà certezza della qualità dell’opera realizzata, ma che si vede anche addebitato il costo della corruzione, che ricade sempre sul consumatore finale, ovvero, nel caso dei lavori pubblici, sul cittadino».
«lui è intercettato» Gli aggiustamenti delle gare costituiscono poi gli aspetti principali delle turbative d’asta contestate. Trisi che si inserisce spesso come presidente di commissione o al limite mette dentro uno dei suoi fedelissimi. Ma la questione è ormai palese e, come nel caso della gara dell’Aca, i due membri della commissione, Fausto Di Francesco e Piergiorgio Pardi (peraltro segnalati proprio da Trisi) ne parlano tra loro. «Lui è intercettato», dice Pardi, «con gli ambientali. De Leonibus, quando lui non lavorava più da Pianella (il riferimento è a Trisi ndc), lo ha aiutato! Che ti posso dire... lo va a prendere a casa». Di Francesco: «Io un paio di volte mi ci so trovato, però non l’avevo ricollegato». Pardi: «Poi, brutto coglione, ti metti a fa il presidente. Già stai sotto l’occhio di un ciclone della madonna, ti metti pure a fare il presidente della commissione».
LA GARA DELL’ACA Nella gara dell’Aca, da circa 8 milioni di euro, c’è da tenere sotto controllo la concorrente di De Leonibus (che era presente con la società “schermo” Sa.to), l’Almacis. Trisi dice: «...putem alzà (dice riferito ai punti ndr) tutti questi di Almacis», e Pardi risponde: «Ma che cazzo dici», e Trisi, a bassa voce, spiega in maniera peraltro contorta, ma arrogante: «Voccapè, ha vinto di 10 punti... se vinceva di un punto... se perdeva... ha detto se perdeva di 10 punti... Vincenzo ha detto che perdeva di 10 punti... abbiamo fatto Vincè di 10... la commissione non c’entra un cazzo... cazzi loro che hanno fatto questo numero! Voccapè». E Pardi dice: «Ho capito, se sapevo sto numero prima (riferito al valore che era all’interno nell’offerta economica), non ci stavamo ad impazzire», e tutti ridono. Questo era il lavoro delle commissioni presiedute da Trisi, stando almeno alla tesi accusatoria.
GLI ALTRI LAVORI Nel mirino della procura ci sono le gare per i lavori sull’Asse attrezzato; quelli di Fosso Vallelunga; Parco Morelli; San Silvestro; l’appalto Aca; per i quali il giudice ha fatto degli approfondimenti per spiegare nel dettaglio le irregolarità.
IL CONCORSO PILOTATO E anche il concorso pilotato per far entrare a Pescara Energia (società partecipata in toto dal Comune di Pescara) Tommaso Catani e Marco D’Andrea, quest’ultimo sponsorizzato da De Leonibus, viene trattato in maniera approfondita, evidenziando come i due concorrente vennero favoriti. A proposito di D’Andrea, va precisato che non si tratta del sindaco di Civitella, come erroneamente scritto nell’edizione di ieri, e che è completamente estraneo a questa vicenda giudiziaria, ma si tratta di una omonimia: il D’Andrea assunto a Pescara Energia è il consigliere comunale di Villa Celiera.
CONSULENZA INFORMATICA Per verificare contatti anche con personaggi esterni, da parte ei quattro arrestati, è stata disposta la consulenza informatica sui loro supporti informatici sequestrati.

