«Qua serve l’Antimafia per 3 anni»

L’ex sindaco Di Mattia: eletta con una barca di voti la parte più malata della città
MONTESILVANO. Sono trascorsi appena 4 mesi da quando il sindaco defenestrato Attilio Di Mattia denunciò pressioni esterne delle lobby. Oggi, che anche il primo cittadino dimissionario Francesco Maragno appare sulla sua lunghezza d’onda, in un’intervista al Centro in cui parla addirittura di mafia, Di Mattia sembra dire al suo successore «te l’avevo detto».
Si aspettava che Maragno gettasse la spugna dopo appena 100 giorni?
«Se non è una farsa, non me l'aspettavo. Sfuggire dal ruolo che con tanta ansia ha cercato, tanto da rompere patti politici con il sottoscritto, non è certo un bel profilo istituzionale. In ogni caso, meglio le dimissioni che scendere a compromessi con le lobby e le loro teste di legno. Io ho scelto la via dell'incassatore, senza cedere mai di un millimetro su etica e trasparenza e allo stesso tempo senza dimettermi, tanto che sono stati loro costretti ad ammutinarmi».
Crede che le dimissioni siano davvero irrevocabili?
«Se fossero revocabili, sarebbe ridicolo proprio in virtù delle accuse da lui fatte e del mestiere. Tornare indietro significherebbe ammettere di essere sceso a compromessi e perdere la poca leva di negoziazione rimastagli».
I 5 dissidenti sono gli stessi che hanno contribuito a defenestrarla. Crede che Maragno dovesse aspettarselo?
«Certo. Io lo avevo avvertito. Ha preferito vincere facile dato che senza i loro voti oggi non sarebbe sindaco».
Pensa ci sia una mente esterna che manovra tutto?
«Non una mente, ma gruppi d'interesse che per singoli obiettivi economici assoldano consiglieri e li piazzano ovunque. A Montesilvano mi dicono alcuni esperti che ne hanno piazzato uno anche tra i 5 Stelle. Alcuni dei consiglieri che mandano comunicati di stima a Maragno per chiedergli di continuare, sono anche loro teste di legno ma ancora non iniziano a fare “caciara” perché i loro obiettivi di rappresentanza ancora non sono stati affrontati».
A 4 mesi dal suo grido d’allarme, anche Maragno ora parla di lobby dichiarando «pensavo fossero cose passate». Crede nella buona fede?
«Meglio parlare di superficialità nell'affrontare un incarico di tale responsabilità. Ma quando l'ardore per conquistare un ruolo viene facilitato da condizioni familiari, e non da voglia e passione, allora al primo ostacolo si passa la mano. Poi Maragno è un bravo ragazzo e di sani principi come me. Purtroppo, fare il sindaco vuol dire avere a che fare anche con la parte più malata della società, che a Montesilvano viene eletta con una barca di voti. I partiti non vogliono persone indipendenti».
Tutti parlano di lobby, ma nessuno fa i nomi. Perché?
«Le lobby ci sono e hanno metodi mafiosi ma per fare i nomi ci vogliono anni di investigazioni. Non si possono sparare. Serve prudenza».
Qual è la soluzione per salvare Montesilvano?
«Le elezioni sono inutili. I montesilvanesi liberi non vanno a votare. Votano solo coloro che hanno munto il sistema e pretendono di continuare a farlo. Ci vuole un commissario inviato da Roma e supervisionato dall'Antimafia per almeno 3 anni. Il cancro vero sono un manipolo di funzionari che gestiscono tutto e che non sono soggetti al voto popolare. Bisognerebbe licenziare un buon 50% dei dipendenti e ricominciare da capo, ma per legge non si può. Bisogna aspettare la pensione. In alternativa si può spingere sulla Grande Pescara marginalizzando così le lobby montesilvanesi».
In caso di nuove elezioni scenderebbe nuovamente in campo? Se sì, cercherebbe una riconciliazione con il Pd?
«Assolutamente no. La mia esperienza politica in Abruzzo è finita. Sono fiero di quello che ho fatto per la mia comunità in appena 18 mesi. Un giorno potrò dire alla mia piccola Amelia: ci ho provato. E poi come si fa a cercare una riappacificazione con un fantasma? Il Pd come Forza Italia non esistono. Spalleggiano o fanno finta di non vedere ciò che accade. E neanche i 5 stelle sono la risposta perché in 100 giorni sono “non pervenuti”».
Le dispiacerebbe se la città fosse ancora commissariata?
«Solo per i pochi montesilvanesi che votano liberamente. Il resto si merita ciò che sceglie nelle urne».©RIPRODUZIONE RISERVATA

