Quando accusò i contestatori di essere solo figli di papà

1 Ottobre 2015

I versi più citati, e più fraintesi, strumentalizzati, non potevano mancare. Là dove Pier Paolo Pasolini, negli appunti poetici “Il Pci ai giovani!!”, trattava i contestatori da «figli di papà....

I versi più citati, e più fraintesi, strumentalizzati, non potevano mancare. Là dove Pier Paolo Pasolini, negli appunti poetici “Il Pci ai giovani!!”, trattava i contestatori da «figli di papà. / Buona razza non mente. / Avete lo stesso occhio cattivo. / Siete paurosi, incerti disperati / (benissimo!) ma sapete anche come essere / prepotenti, ricattatori e sicuri». E diceva senza troppi giri di parole: «Quando ieri a Valle Giulia averte fatto a botte / coi poliziotti / io simpatizzavo coi poliziotti! / Perché i poliziotti sono figli di poveri. / Vengono da periferie, contadine o urbane che siano».

E non potevano mancare altri versi ormai famosissimi. Come quelli dedicati a Marilyn Monroe, la «sorella più piccola» che è stata «abbandonata al tuo destino di morte», quando la sua bellezza non interessava più a nessuno. O come quelli delle “Ceneri di Gramsci”, dove il poeta si chiede «potrò mai più con pura passione operare / se so che la nostra storia è finita?».

Le “Poesie scelte”, curate da Nico Naldini e Francesco Zambon per Guanda (pagg. 220, euro 18), sono un’antologia davvero ottima dei tanti versi scritti dal poeta di Casarsa, di cui proprio quest’anno ricorrono i quarant’anni dalla morte. Dove si scopre, come sottolinea Zambon nella sua introduzione, un io poetico che «non resta romanticamente estraneo e superiore alla realtà che lo circonda: consapevole fin dal principio delle contraddizioni che lo lacerano, esso si confronta in maniera sempre più drammatica e fallimentare con il mondo, la storia, la società - fino alla registrazione lucida e disperata, nelle ultime raccolte poetiche, della propria assoluta inutilità».

Oltre ai versi, in libreria non poteva mancare un libro fondamentale per conoscere e capire Pasolini come “Un paese di temporali e di primule”, curato sempre dal cugino Nico Naldini per Guanda (pagg. 333, euro 18). Un viaggio a ritroso nel tempo, nella Casarsa che ha formato e segnato lo scrittore per sempre. Prima che prendesse la via di Roma e diventasse l’intellettuale più scomodo e lucido del ’900 italiano.

Da non dimenticare anche la nuova edizione di “Romàns” (Guanda, pagg. 202, euro 15). Storia di un giovane prete in uno sperduto paese del Friuli.

alemezlo

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