Quando i film si vedevano all’arena

3 Luglio 2020

Lo storico Di Cola: ricordo le sedie di ferro e la gente alle finestre

PESCARA. Si chiamava Arena Riviera. Era il cinema all'aperto accanto al teatro Pomponi, dove oggi sorge la chiesa del Mare, all’angolo con via Mazzini. Erano le estati degli anni ’50 e ’60. E, di fronte, sulla terrazzetta del Gabbiano, ex ristorante Guerino (oggi McDonald) i pescaresi che oggi hanno più di 60 anni guardavano a “scrocco” i film che venivano proiettati.
ll genere era prevalentemente western, fanta-horror e i comici di Stanlio e Ollio. Da lassù la visuale era perfetta e ci si potevano risparmiare le 5 lire del biglietto. L’altra arena si trovava in via Sulmona, traversa di corso Umberto, nell’area dove in seguito edificò Sideri, oggi palazzetto di una compagnia telefonica. Qui, Gerardo Di Cola, 72 anni, pescarese, storico del doppiaggio, inizia a coltivare la sua passioneper la cinematografia. Sul teatro D'Annunzio che diventa cinema all'aperto, il suo commento caustico: «Finalmente si sono inventati qualcosa per utilizzare quella struttura fatiscente». E poi mette in moto la memoria: «Era il 1954, avevo 6 anni quando misi piede nel cinema all'aperto di via Sulmona», ricorda Di Cola, «con mio padre Vincenzo, insegnante di applicazioni tecniche alla Tinozzi, andammo a vedere Charlot soldato. Alla fine del film papà rideva come un matto. Io ero angustiato dalle immagini forti di quel movie». «Di quel luogo», racconta l'autore del volume "Le voci del tempo perduto", incentrato sulla storia del doppiaggio e degli interpreti che ne hanno fatto la storia dal 1927 al 1973, «ricordo l'ingresso spartano, tante sedie di ferro. Intorno c'erano i villini dei signorotti e tanta gente che guardava i film di sotto, affacciata alle finestre. Il cinema sopravvisse un paio d'anni, poi arrivarono le ruspe». Stessa sorte toccò al mitico teatro Pomponi, abbattuto nel 1963. Di Cola conosce uno ad uno i salottini del teatro «perché da bambino andavo a fare i dispetti alle coppiette che ci si nascondevano». A due passi, c'era il Riviera: «Proiettavano dalle 20 a mezzanotte. Si pagava 5 lire per entrare e mentre il film passava sullo schermo sgranocchiavamo ceci e fave. Le “scuscelle”, invece, si trovavano al Pidocchietto dove gli spettatori entravano anche in bicicletta. Nel 1965 vidi "Una pistola per Ringo" con Giuliano Gemma. Al Riviera ci andavo con l'amico Fiorello Tatozzi e Ulisse, personaggio caratteristico della marina che pure d'estate si presentava con cappotto, ombrello, basco e tutti lo prendevano in giro». (c.co.)
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