Quando il Comune bocciò il sorteggio

16 Novembre 2016

Gennaio 2013: in aula erano presenti 37 consiglieri. Ma al momento di decidere rimasero in otto

PESCARA. Di fronte al pasticcio degli scrutatori nominati su segnalazione di consiglieri e assessori, a Pescara come in molte altre città d’Abruzzo e d’Italia, la risposta spesso unanime dei politici, di destra e di sinistra, è: «Lo prevede la legge». È vero, è la legge che nel 2006 ha abolito la scelta degli scrutatori per sorteggio, affidandone la nomina alla commissione elettorale composta per l’appunto da politici. Eppure c’è un verbale di un consiglio comunale di Pescara, quello del 25 gennaio del 2013, che racconta come di fronte alla possibilità di cambiare la modalità di nomina per tornare al sorteggio degli scrutatori, la politica di destra e di sinistra ha fatto spallucce, e se l’è fatta scivolare addosso.

A parlare sono i numeri di quella seduta in cui l’allora consigliere comunale di Rifondazione Maurizio Acerbo presentò un ordine del giorno. In nome della trasparenza, chiedeva all’assemblea di votare la richiesta da presentare al sindaco, e alla commissione elettorale, di nominare gli scrutatori con un sorteggio pubblico «per poi procedere, dall’elenco degli estratti a sorte, a un’ulteriore selezione sulla base di criteri sociali (disoccupati, cassintegrati, persone non occupate stabilmente)».

In aula quella mattina sono presenti 37 consiglieri. Quattro gli assenti. Oltre al sindaco di centrodestra Luigi Albore Mascia ci sono anche il vice sindaco e a 11 assessori. Ma i consiglieri da 37 scendono magicamente a otto quando il presidente del consiglio De Camillis dichiara aperta la votazione sul sorteggio degli scrutatori. Per chiuderla un attimo dopo. L’esito finale è infatti un astenuto (De Camillis), uno presente che non vota (Antonio Blasioli del Pd) e sei sì: Fausto Di Nisio (Indipendente ex Rifondazione), Camillo D’Angelo (Pd), Adelchi Sulpizio (Italia dei valori), Giovanni Di Iacovo (Comunisti italiani), Maurizio Acerbo e Adele Caroli (ex Forza Italia passata nel gruppo misto). A tutti Acerbo in apertura aveva chiesto: «La questione è banalissima. Bisogna decidere se noi siamo a favore del fatto che gli scrutatori siano estratti e che i nomi non siano forniti da noi. Da parte mia non c’è alcun moralismo, perché se non cambia la regola anch’io fornirò i miei nomi, ci mancherebbe, anche perché ve li distribuireste tra di voi. Se invece il Consiglio dà questo indirizzo, la commissione elettorale può organizzarsi per fare l’estrazione». Prende la parola Enzo Del Vecchio, allora componente della commissione elettorale che in sostanza dice che sì, la regola va cambiata, ma «con buonsenso»: «È vero che questa attività dello scrutatore la deve fare, quando possibile, chi ne ha bisogno, chi ne ha diritto. Siccome li deve indicare la commissione, singolarmente per ognuno, abbiamo offerto a tutti di poter indicare persone disoccupate». E infine: «Devo votare contro perché una volta che si fa l’estrazione si fa l’estrazione, punto. Preferisco responsabilmente indicare persone che ne hanno bisogno». Ma poi anche lui, come gli altri, esce dall’aula.(s.d.l.)