Quando il rogo fu appiccato da una ballerina

Quarant’anni fa. Il ricordo dell’allora capo della Mobile: «Aveva le foto del night a fuoco, confessò»
PESCARA. La storia si ripete. Ma i retroscena sono assolutamente diversi. Quello dell’altra notte non è stato l’unico incendio scoppiato all’interno del “Tortuga”, un locale storico che proprio ora stava attraversando una fase di trasformazione e rilancio.
«Una quarantina di anni fa, quando era un nightclub, al “Tortuga” scoppiò un incendio di cui riuscimmo ad identificare l’autrice, cioè una entraineuse che sosteneva di aver avuto un compenso inadeguato», racconta il dirigente della squadra mobile di allora, Roberto Cosentino. Ha ancora in mente tutti i dettagli, nitidi, come se fosse successo ieri. Anche allora accadde tutto all’alba e le fiamme «distrussero completamente il locale». Quando la squadra mobile arrivò sul posto, con lo stesso Cosentino, «i vigili del fuoco stavano ancora spegnendo gli ultimi focolai. Entrammo nel locale, era tutto buio e affumicato, e trovammo una tanica, contenente presumibilmente benzina. Era stata usata per appiccare il fuoco. Il proprietario mi disse di non aver ricevuto minacce dalla criminalità organizzata ma di aver avuto una discussione per motivi economici con una entraineuse della Colombia. Nel frattempo avevo sguinzagliato il personale in tutti i distributori di carburante e una pattuglia accertò che durante la notte una ragazza era andata a farsi riempire una tanica di benzina dicendo di essere rimasta a secco con l’auto».
La polizia la cercò, la scovò e la portò in questura. Il benzinaio non la riconobbe ma Cosentino la fece perquisire dal personale femminile. «Dalla borsa uscivano fuori delle foto scattate con la Polaroid che ritraevano il “Tortuga” in fiamme». Prove evidenti, insomma, di fronte alle quali Cosentino indusse abilmente la donna a confessare. E come? «Spiegando che avrebbe potuto ottenere dei benefici giudiziari». Una tecnica efficacissima che consentì a Cosentino di conquistare la fiducia della piromane. «La confessione arrivò e in seguito la responsabile del rogo mi scrisse una lettera dal carcere. Una volta condannata, fu rimpatriata e mi inviò una cartolina dal suo paese con il disegno di un locale che bruciava». (f.bu.)
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