Quando la festa di Sant’Andrea era “cuccagna” e gare sul fiume

Oggi si rinnova il rito delle celebrazioni del santo, scortato da 50 barche affollate di fedeli e autorità I marinai del borgo raccontano aneddoti e curiosità sui 152 anni di un evento che commuove i pescaresi
PESCARA. Sant’Andrea uscirà in mare, stamani alle 10, a bordo del motopeschereccio “Fabio”. Un grande onore, ospitare il santo dei pescatori della marina, che quest’anno tocca al titolare dell’imbarcazione, l’armatore Enzo Vecchioli.
I 26 metri di battello sono stati addobbati a festa per accogliere la statua del santo e delle autorità, dopo la messa di padre Carlo Mattei, a capo del comitato feste con Massimo Di Francesco. La barca salperà dal molo nord con almeno 50 natanti al seguito, stracolmi di fedeli e curiosi. Raggiungerà il largo dove saranno gettate in acqua corone di alloro in ricordo dei caduti del mare. Un rito che si ripete da 152 anni e che emoziona i pescaresi fino alle lacrime. Li emoziona e li terrorizza anche, con la leggenda che vuole che non bisogna fare il bagno in mare nel giorno dedicato al santo, altrimenti il mare si «prende qualcuno». Era il 1867 quando fu costruita la chiesa di Sant’Andrea apostolo, nel territorio di Borgomarino nord. Da quel momento, ogni anno, i pescaresi non hanno mai saltato una processione ad eccezione dei giorni dello sciopero della marineria, una decina d’anni fa, per protestare contro il mancato dragaggio.
E sono proprio i fondali bassi, o troppo alti, a seconda dei punti di vista, l’incubo degli armatori che ormai “camminano” come Cristo sulle acque torbide e melmose del porto canale, dove in questi giorni la capitaneria ha dato l’ok ai movimenti di una draga per livellare i fondali proprio per permettere al santo di uscire in mare aperto.
La festa di Sant’Andrea, con i suoi riti sempre diversi ma sempre uguali, con i suoi aneddoti raccontati dai “vecchi” lupi di mare, i ricordi dei volti e delle gesta di chi non c’è più, i tempi andati (che i marinai rivogliono) della cuccagna, delle corse con i sacchi e delle lancette, delle gare “de li maccarun” «è la festa più emozionante che ci sia, il pensiero dei nostri cari caduti in mare non ci abbandona mai, è questo il vero significato della festa di Sant’Andrea». Ha gli occhi umidi, si commuove spesso mentre racconta, Elio Maione, 65 anni compiuti ieri, membro del comitato feste, presidente della cooperativa “Nuovo Progresso”, una delle memorie storiche della marina. Figlio di Silvio Maione, scomparso nel 2001, detto “Battellone” perché «saltellava da un battello e l’altro», ha ereditato dal padre il fuoco dell’organizzazione della festa. Più che un compito impegnativo, è una missione che Maione porta avanti affiancato dalla squadra di armatori delle famiglie conosciute del borgo marinaro: Camplone, D’Antonio, Fanesi, Palestini, Papponetti, Pomante, Spina, Tiberi.
Indimenticabile quel palo della cuccagna ingrassato di olii, puntato dentro una imbarcazione e in bilico sul fiume, che faceva scivolare facilmente in acqua i giovani di tre decenni fa, quando la manifestazione goliardica è stata stoppata «a causa dei fondali troppo bassi» del fiume. Era una gara di equilibrio e destrezza che coinvolgeva e metteva in competizione i «soraventani”, i pescatori della marina nord con i «paladini», quelli di borgomarino sud. Il pubblico tifava ora l’una, ora l’altra «fazione rivale, ma poi in mare eravamo tutti amici» rivela Maione. Ed erano «applausi e fischi» a seconda di chi cadeva o riusciva a rimanere in piedi, con capacità funamboliche, lungo l’albero oleoso della cuccagna che si abbassava di gradazione in gradazione per permettere a qualcuno, alla fine dei tre giorni di festa, di vincere la gara. Si trattava di «raggiungere la cima, afferrare la corda e portare a casa il bottino» racconta il marinaio di via Gobetti dove viveva con mamma Palmina Palestini e papà “battellone”. Lui si che ne ha scivolati tanti di pali della cuccagna, ma vinceva, anche. «Aveva il suo segreto per reggersi in piedi sull’asta e riportava a casa stoccafissi, camicie di cotone bianco e soldi, 10mila lire grandi come lenzuoli» sorride al ricordo il quinto dei 14 figli di Silvio Maione. Faceva ridere a crepapelle, invece, l’esibizione di Enrico Papponetti, detto Ricuccio, che sul palo ci saliva «con reggipetto e calze a rete». E poi c’erano le gare di “maccarun aglieoglio che cucinava Gina Correntini e che si dovevano mangiare con le mani legate» prosegue il racconto Riccardo Padovano, imprenditore del mare, che svela come venivano scelte un tempo le barche che dovevano ospitare il santo: «Quando ero ragazzino assistevo al “tocco” che si faceva il venerdì sera nell’ex ristorante Cipollone di via Gobetti. Dentro un cestino si mettevano i nomi delle barche grandi dell’epoca: Boschetto, Siriana, Saratoga, Brezza marina, Padre Giovanni, Igea, Colosseo, e si estraeva a sorte “l’uttante o lu cinti”, gli 80 cavalli o i 150, che vinceva la sfida. Oggi, invece, si sceglie, a rotazione, l’ultima barca acquistata». Tanti i vip pop che si sono esibiti alla festa di Sant’Andrea (100 ambulanti da tutta Italia) nel corso degli anni, da Mario Merola a Massimo Ranieri. Quest’anno tocca a Shel Shapiro e Maurizio Vandelli che stasera alle 22,30 si esibiranno in concerto alla Madonnina.

