Quando “le guardie” erano le orecchie e gli occhi della città

27 Ottobre 2019

Tre neo pensionati aprono l’album dei ricordi: si stava  a contatto con la gente, era il lavoro più bello del mondo

PESCARA. È il momento dei ricordi. Una volta lasciato per sempre il comando di via del Circuito, ufficiali e sottufficiali della polizia municipale in pensione si guardano alle spalle e sfogliano l’album della carriera. Dopo la pensione, il maggiore Fabio Ballone dice che «portare la divisa è diventato troppo complicato, per le competenze smisurate assegnate a questo corpo. Eppure il nostro era uno dei lavori più belli del mondo» in cui «tutto era legato alla spontaneità». Dopo 40 anni da vigile, Ballone ricorda che «un tempo “la guardia” rappresentava un po’ gli occhi e le orecchie dell’amministrazione sulla città. Era un’attività dai risvolti sociali, si pensava alla prevenzione prima che alla repressione» ed è stato bello stare «a contatto con la gente». Se c’è stato un intervento emblematico è stato quello in cui ha «salvato un giovane, rianimandolo, dopo un incidente stradale tra un motorino e una bici». Per quel salvataggio ha ricevuto la medaglia d’oro in occasione della 48esima Conferenza del traffico e della circolazione stradale di Stresa, nel 1992, di cui conserva ancora i documenti con le foto di quando dirigeva il traffico. Andando in pensione non ha “chiuso” con il comando: suo figlio Ettore è un vigile urbano, nel settore Viabilità. Prima di lui, invece, c’era lo zio, Mario. «Insomma c’è sempre stato un Ballone nella municipale».
Dai «cambiamenti radicali» di questo lavoro parla un altro neo pensionato, il maresciallo Domenico Di Matteo. «Non è rimasto più niente» di un tempo, dice passando da un ricordo dall’altro. Rievoca il periodo in cui «c’erano solo due radio, sulle due auto di servizio, per parlare con il piantone, al comando. Non c’erano i cellulari ma le cabine telefoniche, e soprattutto ci si autogestiva». Indimenticabile il periodo trascorso «da motociclista»: è stato allora che si è occupato della «scorta alla nazionale di calcio e a un generale dei carabinieri. Bisognava spaccare il secondo. E lo abbiamo fatto. La più grande soddisfazione fu che a un certo punto il generale si fermò, tra Pescara e Montesilvano, scese dall’auto e ci strinse la mano». Ma l’esperienza più importante è stata quella legata all’educazione stradale nelle scuole. «All’inizio avevo qualche dubbio», racconta Di Matteo, scelto per il suo passato in radio. «Sono andato avanti per vent’anni, incontrando circa 500 ragazzi ogni anno, e sono sicuro che sia stato utile perché abbiamo insegnato ai giovanissimi ad usare il casco e le cinture di sicurezza. E se con i bambini della materna ci si diverte e ci si rende conto di seminare qualcosa, con gli alunni delle elementari si sente che credono nell’insegnamento, specie quando hanno di fronte una divisa».
Le soddisfazioni sono state tante, «da una casa automobilistica che mi ha contattato per organizzare una manifestazione ai colleghi arrivati da altre regioni per assistere alle lezioni. E chi ha partecipato a quegli incontri mi ferma ancora oggi per strada, pensando che io possa riconoscere tutti i volti degli alunni, ma è impossibile. Mi auguro che qualcuno continui questi appuntamenti riservati ai ragazzi: li ho creati dal nulla, procurandomi il necessario, compreso il computer». Il maggiore Sergio Petrongolo racchiude in poche parole la sintesi del suo percorso professionale. «Ho sempre lavorato con entusiasmo, dal primo giorno fino alla fine» e gli anni che hanno lasciato di più il segno sono stati quelli «da motociclista». Ha anche guidato il distaccamento dei Colli ed è stato comandante a Vasto, «un’esperienza molto utile, per me», dice Petrongolo. Lo ha aiutato il suo carattere, indubbiamente. «Sono calmo e riflessivo, preciso e meticoloso. Vado d’accordo con tutti e non ho mai avuto problemi con i cittadini, forse perché sono piuttosto piazzato a livello fisico», ironizza. I «contatti lavorativi» sono stati preziosi per lui, lo hanno aiutato anche nei momenti più difficili a livello personale. E oggi, che si gode («in moto») il meritato riposo, dopo 39 anni, sente la mancanza di «amici e colleghi». Dall’alto della sua esperienza elargisce consigli ai nuovi vigili: «Parlate poco, in strada, non rispondete ai cittadini e non raccogliete eventuali provocazioni mantenendo sempre educazione, disponibilità e cortesia».