Quando nel 1962 cadde un aereo

E tra le tragedie del passato il pensiero corre ai due ragazzi del Cai di Lanciano
AVEZZANO. Tanti i precedenti in Abruzzo. E sul Velino. Il pensiero corre al lontano 23 marzo del 1962, quando un aereo di linea Douglas DC-6B della compagnia aerea Mediterranea Sam, precipitò nei pressi del sentiero 5 che conduce sulla vetta del monte Velino. A causarne la caduta, pare fosse stato un guasto all’altimetro che indusse il pilota Salvatore Di Gaetano ad abbassare troppo la quota di volo, finendo per schiantarsi insieme ad altri quattro membri dell’equipaggio. Ma prima ancora, era il 26 novembre del 1947, sulla montagna dei marsicani c’era stata un’altra vittima, il 21enne Edgard Leibfried, un giovane frate del pontificio collegio Germanico-Ungarico di Roma, che era salito in cima insieme ad altri dieci compagni di studio, non tenendo conto di una condizione fisica che nella discesa lo portò a staccarsi dal gruppo, precipitando nel punto dove poi è stata scolpita nella roccia una particolare croce che viene spesso visitata da numerosi escursionisti. In tempi successivi, il tributo di vite umane al monte Velino, è sempre stato elevato. Dal cacciatore (Scamurra) morto 40 anni fa, all’escursionista di Tivoli che nell’inverno del 1992 scivolò sul monte Cafornia, precipitando lungo il sentiero denominato 7 A che conduce ai pratoni. E ancora, i due ragazzi del Cai di Lanciano, appassionati di sci alpinismo, che nel 1990 persero la vita a causa di una slavina mentre scendevano dal costone di Valle della Genziana. In questo caso, lo strazio dei familiari fu anche più grande perché le salme dei due giovani furono recuperate soltanto a primavera inoltrata.
Ma nel corso degli anni, non è stata solo la Marsica a piangere i propri morti sulle montagne. La ferita di Rigopiano è ancora recentissima. E qualche giorno dopo le sei vittime dell’elisoccorso del 118 precipitato a Campo Felice. I dati relativi al 2019, poi, lasciano interdetti. In particolare fu il mese di dicembre a far registrare il numero più nefasto in termini di perdita di vite umane. Sul Gran Sasso, il 25 novembre, perse la vita l’imprenditore aquilano Giuseppe Ioannucci; il primo dicembre a perdere la vita sul monte Camicia fu il 37enne pescarese Matteo Martellini.
E nello stesso giorno, sulla Maiella morirono in due: il 58enne lancianese Giampiero Brasile e il 55enne della Ciociaria Antonio Muscedere. Nuova tragedia sulla stessa montagna il giorno successivo, quando a rimetterci la vita fu il 51enne carabiniere Fabio Cicone, originario di Castel di Sangro.
Ancora lacrime versate, ma nel giorno di Natale, con la scomparsa sul Corno Grande della 49enne rosetana Franca Di Donato.
E il giorno successivo fu la volta di Andrea Antonucci e Ryszard Barone, precipitati a valle ancora dal Gran Sasso.
Il 2020 si è rivelato meno funesto ma prima sul monte Camicia e successivamente sul Corno Grande hanno perso la vita due escursionisti: si tratta del 52enne aquilano Lamberto Badia e il 61enne teramano Alessandro Di Giacomo.(p.oli.)
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