Quando Roselli disse: cimitero? Al telefono c’è chi ci ascolta
PESCARA. Riporta al 25 gennaio 2010 un’intercettazione tra Marino Roselli, ex presidente del consiglio regionale e architetto di Spoltore, quello che per gli inquirenti «realmente detta i tempi della...
PESCARA. Riporta al 25 gennaio 2010 un’intercettazione tra Marino Roselli, ex presidente del consiglio regionale e architetto di Spoltore, quello che per gli inquirenti «realmente detta i tempi della politica di Spoltore fino a decidere quali argomenti da inserire nell’ordine del giorno di un consiglio», e l’imprenditore Alessandro D’Onofrio. Per l’accusa, l’intercettazione è rilevante perché Roselli «blocca» l’interlocutore dicendogli, annota la forestale, «di non parlarne al telefono» perché c’è «chi ci ascolta».
Roselli: «Io sto sull’attenti! Dimmi».
D’Onofrio: «Dove stai?».
Roselli: «Sull’attenti! Quando telefoni tu, io sto sull’attenti».
D’Onofrio: «Sì, sì... eee, magari! Sai che ti volevo di’ Mari’... io mo’ sono già stato al Comune per quella questione nostra».
Roselli: «E vabbo’».
D’Onofrio: «Quella del cimitero. E no, no, no, mo’ quella dobbiamo parla’...».
Roselli: «No, eee... che quella c’entra... e la gente che ci sente, dice... che significa vostra... tua».
D’Onofrio: «Eh, la questione mia, sì per l’amore di Dio. Ma per chi ci ascolta, com’è?».
Roselli: «Ma per chi ci ascolta, eh... va a fini’ che la gente pensa chissà che cosa».
D’Onofrio: «Cioè qua non si può parlare più! Vabbo’».
Roselli: «Bravo, bravo».
D’Onofrio: «Per la questione quella miaaa... di casa mia che ti volevo dire, mi sembra che Domenico nemmeno oggi ci sta Mari’».
Roselli: «No, no, non ci sta, mo’ l’ho chiamato, dovrebbe torna verso le 11».
D’Onofrio: «E ma noi ci dobbiamo anda’ assolutamente Mari’». (p.l.)
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